Come Out Virginia, Don’t Let ‘Em Wait

(Catholic Girls Start Much Too Late) by Kelly Thomas When men hear that I won’t have sex until marriage, they have one of two reactions: A) they run screaming in the opposite direction or B) they nod soberly, muttering assurances about respect, all the while nursing an unspoken “challenge accepted.”  The “A”s are by far the … Read more

BRING BACK THE ALTAR BOY

by Beverly Stevens, REGINA Editor With all the hullabaloo on this topic, I have tried valiantly to avoid having a  knee-jerk opinion on altar girls. Now, however, I have actually spent some time thinking about it. And I do have an opinion, based on my personal experience both as a Catholic mother and REGINA’s Editor. … Read more

(A Breath-takingly Beautiful) Triduum at St. Mary’s, Warrington

Updated April 2021 Article by Beverly Stevens Photos by John Aron It was an august assembly for an historic event. In November 2015, Archbishop Malcolm McMahon O.P. of Liverpool – the Metropolitan Archbishop for the North of England – attended in choir the Mass of inauguration of St Mary’s, in Warrington, England. Also present was … Read more

MATRIMONI

Fu una bella cena di gruppo. Nel mio gruppo, tutte noi che non siamo sposate siamo laureate alla stessa facoltà dell’Accademia “Nostra Signora del Buon Consiglio”. Tutti i nostri fidanzati sono ragazzi di successo, e la maggior parte di noi ha un impiego molto soddisfacente e redditizio. Una sola di noi sta ancora seguendo i corsi.

Kieran e Becky costituivano la coppia più modaiola. Lei è una direttrice artistica, e lui un giovane dottore alto e dalla carnagione scura, con una barbetta incolta e dei profondi occhi verdi. Il loro appartamento era arredato nel dettaglio in occasione delle vacanze natalizie. Il cibo era superlativo, pur essendo gluten-free.

Si prospettava una serata fantastica, prima che cominciassero i problemi.

Il fidanzato di Melissa era parecchio più grande di lei: aveva quarantacinque anni ed era stato il suo professore di diritto nel corso del primo anno a Torts.

Ora, io non voglio essere severa: penso che la gente abbia il diritto di fare ciò che vuole. Ma Tom cominciò a fare commenti su come tutti i nostri matrimoni sarebbero stati “l’ennesimo capriccio di queste bambine viziate”.

Tom è acido di natura: è divorziato e a corto di soldi per via del fatto che deve pagare gli alimenti alla sua ex moglie e a suo figlio. Tuttavia questa non è una scusa valida al suo comportamento.

“E cosa hai in mente di fare?” ridacchiò Kieran  “Se una ragazza volesse un matrimonio, avrebbe il pieno diritto di averlo, no?”

La rossa Becky guardò storto Kieran. Sapevo che lei voleva sposarsi, anche se non aveva mai trovato il coraggio di chiedere al suo fidanzato di sposarlo. Ed aveva già trent’anni.

Melissa, che era al terzo anno di Giurisprudenza, protestò.

“Perché dovrei volere il matrimonio?” chiese, sorridendo a Tom  “Sai quanto guadagnano gli avvocati divorzisti? Quelli dei miei genitori guadagnano 500$[1] all’ora. Talmente tanto che i miei genitori hanno dovuto dar fondo ai dollari che avevo risparmiato durante il college!”

Tom rise.

“Questo è perché sei intelligente tanto quanto sei carina” disse con aria di approvazione, abbracciandola. Melissa scansò i suoi lunghi capelli neri, bevve una sorsata di vino bianco e ricambiò il sorriso.

In quel momento stavo solo pensando che Melissa aveva confidato a me e Becky che aveva in mente di smettere di assumere la pillola di modo da poter restare incinta. Ma prima che formulassi un qualcosa da dire, intervenne Meghan.

“Hey, ragazzi” disse, catturando in un momento l’attenzione di tutti. Nella sua voce c’era una nota di disapprovazione. Meghan è partner di uno studio legale di Washington, ed è moglie di Spencer, fotografo freelance.  “Non approfondiamo troppo. A me piace essere sposata.”

Meghan è quella che mia nonna avrebbe definito “invadente”. Molti di noi avrebbero volentieri fatto a meno di controbattere; ma Tom non la pensò così.

“Meghan, quindi se mai dovessi divorziare, pagheresti l’avvocato a Spence?” chiese con aria provocatoria.

Ammutolimmo prima che gli uomini, eccezion fatta per Spence, scoppiassero a ridere. Notando lo sguardo furioso di Meghan, cercai di dirottare la conversazione su altri argomenti.

“Uh, Tom, forse non volevi provocarla così” dissi con quello che ritenevo essere un tono amichevole. Ma Meghan mi interruppe.

“Tom, non credi che la tua personale esperienza ti stia portando ad avere una percezione sbagliata riguardo le nostre idee sul matrimonio?” sbottò, con un tono secco.

Tom abbassò lo sguardo.

“Oh, per favore” disse, arrossendo  “Il matrimonio è solo un mezzo tramite il quale gli avvocati divorzisti riescono a guadagnarsi una fortuna.”

“Ma non è colpa degli avvocati se molti divorziano.” Becky intervenne in difesa di Meghan.

Fu come gettare benzina sul fuoco. Sapevamo tutti che Tom aveva lasciato sua moglie, grassa e noiosa, per la graziosa Melissa.

“Non è questo il punto” scattò Tom, ma prima che potesse spiegarsi meglio Meghan lo aggredì.

“Il matrimonio è un diritto” annunciò  “Cosa ne pensi del matrimonio omosessuale? Che è un diritto civile!”

Tom ridacchiò amaramente.

“Dai, Meghan” disse, agitando la mano  “Il matrimonio gay dopotutto costituirebbe un’ulteriore risorsa per gli avvocati divorzisti. Sarebbe una benedizione per noi professionisti.”

Questo era troppo.

“Non voglio stare qui a sentire le tue sciocchezze” disse, prima di girare sui suoi (costosi!) tacchi e dirigersi verso la cucina. Becky guardò male Tom, e poi seguì Meghan.

Spence si grattò la testa calva con aria pensierosa.

“Cos’hai fatto” disse con aria triste. Non solo Meghan è un asso nelle discussioni infuocate, ma oltretutto è pure un’organizzatrice nata, al punto da riuscire a incastrare perfettamente gli orari di entrambi in modo che ognuno dei due possa prendersi cura dei due figli.

“Cos’è il matrimonio?” declamò Kieran con aria ieratica. Aveva bevuto più vino di tutti.  “Un contratto. Due persone firmano un pezzo di carta e dichiarano che staranno insieme, pagheranno insieme le tasse e alleveranno i figli. È un contratto.”

“Proprio così” annuì Tom  “E proprio perché è un contratto, il matrimonio può essere annullato facendo guadagnare gli avvocati.”

“Okay, okay” disse Spence, esausto  “Hai ragione tu.”

Seguì un silenzio imbarazzato.

“Tom” disse Becky, tornando dalla cucina con un’altra bottiglia di vino  “Per me il matrimonio non è solo un contratto.”

“Ah sì?” rispose Tom, sarcastico  “E cosa sarebbe quindi?”

“È l’elemento che permette ad una famiglia di crearsi dal nulla” declamò Becky. Conosco la famiglia di Becky, e so che sono tutti cattolici praticanti, membri di un movimento che non ricordo. Come tali non furono tanto contenti quando Becky decise di andare a vivere con Kieran, circa un anno prima.

“Ma per favore” disse Tom, alzando gli occhi al cielo  “Romanticismo spicciolo. Le donne vedono il matrimonio in maniera diversa rispetto agli uomini. Noi vediamo il lato più concreto: per noi significa che per il resto della vita lavoreremo per mantenere una che ci schiavizzerà.”

“Oppure potresti dire che consiste in una donna che rinuncia alla carriera per stare a casa e badare ai capricci di qualcuno, solo per farsi lasciare quando avrà quarant’anni” ribadì Meghan, irata. Era tornata nel soggiorno seguendo Becky.

“Si potrebbe anche dire che il matrimonio comporti diverse cose” intervenì, da un angolo del soggiorno, Patrick, il mio fidanzato.

Ci eravamo incontrati un mese prima al concerto dei nostri cori presso la parrocchia cattolica di Arlington, in Virginia. Il mio psicologo mi aveva detto che cantando sarei riuscita a superare la delusione amorosa avuta quando il mio fidanzato dei tempi del college mi aveva lasciato, dopo otto anni. La parrocchia aveva un coro Gregoriano che mi allettava da sempre.

Patrick è un ragazzo simpatico. È un po’nerd, come lo sono molti studiosi di scienze politiche. Mi piaceva. Era attento, educato e in qualche modo anche carino. Inizialmente non mi aveva molto colpito. Ma aveva cominciato subito ad inviarmi SMS e a telefonarmi spesso.

“A rigor di logica, il matrimonio è regolamentato dalla cultura” spiegò Patrick  “Saudita. Mormone. Cinese. Ognuna di queste culture ha una propria definizione di matrimonio. State solo discutendo di quello che noi definiamo matrimonio, perché nelle nostre culture occidentali si sta perdendo il concetto di “noi”.”

“Il matrimonio”  scandì Meghan con un sorriso beffardo  “è qualsiasi cosa che la legge definisce tale.”

Tutti guardammo Tom in attesa della sua reazione.

“Perché, cos’altro dovrebbe essere?” scrollò le spalle con diffidenza  “Non so dove tu voglia arrivare, Patrick.”

“Il nostro dibattito è un chiaro sintomo della enorme crisi della nostra cultura” disse Patrick  “Che tu ne sia consapevole o meno, fu la Chiesa Cattolica a regolamentare il matrimonio cristiano dopo il crollo dell’Impero Romano d’Occidente. E queste regole sono state valide per molto tempo. Hanno gettato la basi di quella che noi consideriamo “civilizzazione”. Queste regole, che riguardano anche il divorzio, seppur sia da considerarsi un qualcosa di eccezionale, sono rimaste invariate anche con la Riforma Protestante. Hanno cominciato a cambiare solo nel corso degli ultimi decenni….”

“Quindi vuoi arrivare a dire che la fine è vicina, sbaglio?”  lo interruppe Tom, sarcastico  “Sei un mistico?”

Ridemmo tutti, e questo aiutò a stemperare la tensione. Patrick scrollò le spalle.

“Non proprio”  disse, per nulla offeso “Sono cose troppo grandi per me.”

“Quindi, cosa intendevi dire, Patrick?” chiese Becky, avvicinandosi a Patrick.

“Dice che secondo lui le donne sono schiave dell’uomo come nella cultura saudita” rispose Meghan, sarcastica.

“Bene!” gridò Kieran, facendo ridere tutti.

“Dico” proseguì Patrick, imperturbabile  “Che secondo me stiamo andando verso un periodo in cui il matrimonio si piegherà ai nostri desideri. Non penso che il sistema attuale voglia mantenere la concezione attuale del matrimonio.”

“Una benedizione per gli avvocati!” gridò Tom, estasiato  “Meghan, ti immagini? Processi con tre, quattro, cinque o sei parti in causa. E un avvocato per ciascun bambino!”

Meghan alzò gli occhi al cielo.

“È probabile” ribatté Patrick, indifferente  “Ma è simile a quello che accadrebbe se molti non si scomodassero a sposarsi. Troppo caro e stressante, e così il matrimonio sta diventando un lusso per ricchi.”

Udendolo, Melissa scosse la testa.

“Non ho bisogno di un pezzo di carta per stare tranquilla!”  annunciò  “Io mi faccio i fatti miei. Se qualcuno vuol troncare una relazione, che lo faccia. Non mi importa del pezzo di carta! Ha ragione Tom, è un contratto, e i contratti sono fatti per essere annullati.”

“È per questo che ti amo” disse Tom, affascinato  “Sei così intelligente.”

“Patrick, quindi tu pensi che il matrimonio sia in crisi?”  insistette Becky.

“Per molti lo è” rispose Patrick  “Non per i cattolici, ovviamente.”

“Perché lo pensi?” volle sapere Meghan. Lei e Spence si erano sposati con una festa sfarzosissima in una spiaggia della Giamaica. La cerimonia era stata officiata dal cappellano interreligioso dell’hotel, dopo che Meghan aveva saputo che il parroco cattolico locale non avrebbe celebrato il rito senza i certificati religiosi. “Non c’è tempo per queste sciocchezze” aveva sentenziato Meghan. Nel mentre Spence, che non era cattolico, si era concesso un safari fotografico, per cui non era presente.

“Perché la Chiesa resta invariata senza adattarsi al contesto. Per i cattolici il matrimonio è sempre un sacramento” rispose Patrick, pacato  “Era così al crollo dell’Impero Romano d’Occidente, e lo è anche oggi.”

“Sciocchezze” intervenne Tom.

“Per te lo sono” disse Patrick, tranquillo. Trattenni il respiro, mentre mi chiedevo se Tom si fosse accorto che Patrick lo stava rimproverando. Ma l’alcol aveva fatto il suo lavoro, e il professore di diritto era troppo su di giri per offendersi. Melissa sembrava seccata, ma non disse niente.

“Non puoi annullare un sacramento” disse Patrick  “Per esempio non puoi annullare un Battesimo: una volta che l’hai ricevuto, l’hai ricevuto.”

“Ma per favore!” sbuffò Meghan con aria di superiorità  “La Chiesa consente sempre l’annullamento!”

“Hai frequentato una scuola cattolica, come tutti noi” disse Becky  “Non puoi dire di non sapere cosa sia un annullamento. Fa sì che il sacramento non sia mai avvenuto, perché non sono più valide le condizioni vigenti al momento del matrimonio.”

A questo punto, Kieran si alzò.

“Che razza di condizioni sono?” disse sogghignando  “Voglio essere informato, in caso ne dovessi avere bisogno in future.”

“Entrambi gli sposi devono essere completamente consapevoli di quello che stanno facendo, farlo di propria spontanea volontà e senza inganni o coercizioni” dichiarò Becky.

“Whew!” sospirò Kieran  “Quindi un uomo non è costretto a sposarsi?”

Spence e Tom risero, mentre Meghan e Melissa sorrisero.

“Non ne sarei sicuro”  annunciò Tom, causando l’ilarità generale  “Puoi trovarti a percorrere la navata senza sapere come hai fatto a finire lì….”

Nel mentre, io continuavo a fissare Becky e Patrick. Il volto di Becky traspariva la sua emozione, mentre Patrick sembrava più pensieroso.

Nel mentre la discussione finì tra il sollievo generale. Il resto della serata fu caratterizzato da un clima amichevole, anche se Becky sembrava distante. Nel momento in cui io e Patrick infilammo i rispettivi cappotti per uscire, mi accorsi che pure lei aveva il cappotto.

“Vi accompagno alla macchina” disse  “Voglio prendere una boccata d’aria.”

Lanciò uno sguardo a Kieran, che sembrava impegnato a finire il vino insieme a Melissa e Tom. Meghan e Spence se n’erano già freddamente andati.

Fuori, era molto freddo, essendo gennaio. Il nostro respiro si condensava, mentre camminavamo lungo il marciapiede di Capitol Hill. Patrick mi prese per mano. La sua mano era solida, asciutta e rassicurante. Nel momento in cui Becky chiuse la porta dietro di noi, ci guardammo negli occhi per qualche istante, estraniandoci dall’ambiente circostante.

“Esco” disse improvvisamente Becky.

Io e Patrick ci fermammo, increduli, e ci voltammo a fissarla. Aveva il naso rosso e il viso pallido. I suoi occhi erano gonfi di lacrime.

“M-mi sbagliavo” disse  “O-ora ho capito.”

Era venuto tutto fuori repentinamente. Kieran non stava prendendo sul serio la loro relazione, anche se lei pensava che andando a vivere insieme lui sarebbe migliorato. E ora aveva realizzato di aver sprecato tempo, e si sentiva morire.

“Penserà che sia uno stratagemma” dissi, riluttante  “Penserà che sia un trucco che tu utilizzi per sposartelo.”

Becky annuì.

“Ne sono consapevole” disse, asciugandosi le lacrime  “Ma non è così. Stasera ho aperto gli occhi, e ho realizzato che non capisce niente di matrimoni!”

“Beh in realtà”  mi trovai a dire  “Nessuno di loro ne sa molto. Meghan pensa sia questione di leggi. Tom pensa che sia questione di soldi. Nessuno di loro realizza che in realtà è fondamentalmente un Sacramento.”

“Sì”  disse Patrick  “Melissa, povera lei, prima o poi avrà una dura delusione. Secondo me lei non sa cosa dice. Lei vuole una sua famiglia.”

Io e Becky ci guardammo, spiazzate.

“Come lo sai questo?”

Patrick scosse la testa:  “Beh, lei è una donna, ed è pronta. Ma se restasse incinta, Tom non vorrebbe il bambino. Ha già abbastanza bocche da sfamare.”

“Tom è uno sfigato”  disse Becky.

“Tom è avvolto nel dolore, e non può fare altro che portare dolore ovunque.” disse Patrick.

Ci guardammo.

“Dove andrai adesso?” chiese Patrick, rivolto a Becky.

“N-non lo so” disse, disperata  “So solo che voglio troncare questa relazione. Kieran non sa cosa sia un vero matrimonio. Non è “pronto”, qualsiasi cosa voglia dire. E non voglio costringerlo a fare niente. Non voglio sprecare tempo. So cosa voglio. Voglio un matrimonio cattolico e sacramentale!”

“Puoi venire a vivere da me”  mi trovai a dire, sorridendo. Il mio appartamento aveva una stanza per gli ospiti, che in origine era la stanza in cui dormivo insieme al mio ex fidanzato, prima che lui mi lasciasse.

Sapevo che non ci avrei più dormito prima del matrimonio, dal momento che Patrick non avrebbe mai accettato di trasferirsi da me, per cui la stanza era libera per Becky.

[1] L’equivalente di 439 €.

UN POMERIGGIO IN GERMANIA CON FATIMA

Eravamo l’unica famiglia di americani rimasta nel vicinato. Tutti gli altri si erano trasferiti altrove, ma mio marito era deciso a non andarsene di lì finché non avessero chiuso la base militare, cosa che aveva impiegato più tempo del previsto.

A me la situazione non dispiaceva: avevo la possibilità di imparare meglio il tedesco e di conoscere la cultura locale. La fede non sembrava preoccuparmi in alcun modo. Mi lasciavo entusiasmare dalle novità, che assorbivo molto velocemente, al punto da avere una visione del mondo molto cosmopolita.

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La fede non sembrava preoccuparmi in alcun modo. Mi lasciavo entusiasmare dalle novità, che assorbivo molto velocemente, al punto da avere una visione del mondo molto cosmopolita.

Mi capitò così di andare a un incontro multiculturale cui partecipavano gli immigrati, principalmente turchi, russi e albanesi. Tutti loro erano assicurati dal liberalismo tedesco, che li assorbiva fino a renderli neutri. Fu per questo motivo che non riuscii a capire subito se Fatima fosse croata o statunitense. Sentivo che il suo accento era straniero, ma ero così preoccupata della mia situazione di straniera da non riuscire a pormi altre domande su di lei. Le nostre discussioni si focalizzarono subito sulla scuola materna, dove entrambe portavamo i nostri bambini. Quando mi chiese se avessi voluto un caffè, accettai con un “Danke shoen. Funfzehn Uhr, oder?[1]”.

L’ora del caffè era sempre intorno alle quindici, e nel nostro Siedlung[2] popolato di coppie sulla trentina con bambini, era un’istituzione. Avevo vissuto in quella cittadina per il tempo necessario a capire le regole, ma non abbastanza per esserne completamente sicura. Avevo comunque un senso di superiorità nei confronti degli altri americani che vivevano in Germania, che non andavano mai oltre l’atto di acquistare qualcosa al negozio o ordinare una birra in un Gasthof [3].

[1] Grazie mille. Alle quindici, giusto?

[2] Quartiere.

[3] Locanda.

Passeggiammo un po’ovunque, con molto piacere. La passeggiata più carina era quella che si avviava verso la Bakerei[1] e il Supermarkt[2], passando attraverso i bei giardinetti delle casette. Petra era in giardino quando uscimmo di casa per andare da Fatima. Mio figlio cominciò a giocare con i figli di Petra quando mi fermai per salutarla. Lei non sembrò affatto disturbata dall’interruzione, e ci chiese dove stessimo andando.

Am Duengerheim[3].” risposi, cercando di pronunciare al meglio il nome della via in cui viveva Fatima.

Ach! Schoen, schoen[4]” rispose Petra, pacata.

Ero abbastanza fluente da capire tutto quello che veniva detto senza fraintendimenti. Poco dopo mi disse  “Fermati qui quando torni. Probabilmente sarò ancora fuori” ma non la udii.

Seguimmo le indicazioni che Fatima ci aveva dato per trovare casa sua, e giungemmo così dall’altro lato del Siedlung, sotto la stazione ferroviaria e accanto al tunnel. Lo stile delle abitazioni era cambiato: non erano più casette singole ma condomini con più appartamenti. Trovai facilmente il suo condominio, di fronte alla Santk Thekla Kirche, la chiesa più grande della città.

La sua struttura domina il panorama cittadino e può essere vista da qualsiasi punto della città. Qualche volta sono stata nella chiesa, per una visita turistica. In una cappella c’era un dipinto, molto interessante, che rappresentava una donna dai tratti vagamente mediorientali. Immaginavo si trattasse di Santa Tecla. Il luogo in cui si trovava la chiesa era ora cruciale per me, ma nonostante tutto non pensavo in alcun modo ad essa.

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Qualche volta sono stata nella chiesa, per una visita turistica. In una cappella c’era un dipinto, molto interessante, che rappresentava una donna dai tratti vagamente mediorientali. Immaginavo si trattasse di Santa Tecla.

[1] Panetteria.

[2] Supermercato.

[3] Al Duengerheim

[4] Oh, bene, bene!

Quando entrammo nel condominio, realizzai di non aver chiesto a Fatima quale fosse il numero del suo appartamento, per cui fui costretta a cercare il suo nome sulla lista dei citofoni. Vidi una serie di nomi dall’etimologia decisamente non tedesca: Petrovic, Burakgazi, Emmini, Polzin. Probabilmente si aspettava che io sapessi riconoscere il suo cognome, e che una volta trovato un cognome possibile suonassi e chiedessi se fosse lei. Tuttavia, io ero a quello stadio nell’apprendimento di una lingua in cui si hanno incertezze nell’atto di parlare al telefono o al citofono.

Fu in quel momento che mi si avvicinò una donna dai capelli scuri. La riconobbi: suo figlio frequentava l’asilo.

“Emmini?” mi chiese, indicando una finestra del terzo piano. Quindi mi additò con aria incoraggiante il portoncino d’ingresso. Annuii e le sorrisi, mentre lei gesticolava con fare amichevole e diceva qualcosa in una lingua sconosciuta. Un gruppo di passanti si materializzò intorno a noi, era tutta gente che conoscevo di vista ma immaginavo slegata dal contesto, e che ora era intenta nelle rispettive faccende domestiche: trasportavano le buste della spesa, piantavano dei fiori o fumavano. Ognuno di loro sembrava essere al corrente della nostra visita, visto che tutti cominciarono ad additarci il condominio. Mio figlio mi guardò con aria interrogativa mentre entravamo nello stabile.

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Annuii e le sorrisi, mentre lei gesticolava con fare amichevole e diceva qualcosa in una lingua sconosciuta. Un gruppo di passanti si materializzò intorno a noi, era tutta gente che conoscevo di vista ma immaginavo slegata dal contesto, e che ora era intenta nelle rispettive faccende domestiche: trasportavano le buste della spesa, piantavano dei fiori o fumavano. Ognuno di loro sembrava essere al corrente della nostra visita.

La signora ci portò fino al terzo piano e ci indicò la porta a cui avremmo dovuto bussare, dopodiché si allontanò. Mi stavo ancora chiedendo se fossimo nel posto giusto, e quello che provai fu sollievo quando Fatima aprì la porta invitandoci a entrare. I suoi figli salutarono mio figlio Thomas, e lo accompagnarono nella propria stanza, dove cominciarono a giocare.

L’appartamento era piccolo, ma pulito. Non era ordinato come le case delle mie amiche tedesche, ma evidentemente era così perché Fatima viveva con i suoi figli in uno spazio ristretto. Mi trovai in una casa completamente diversa da quella che mi immaginavo, ed evidentemente Fatima se ne accorse dalla curiosità nel mio sguardo, per cui cominciò a mostrarmi la casa.

Così avviò un curioso giro della casa in cui aggirarsi tra le stanze non era necessario, dal momento che dal soggiorno si riusciva a vedere tutta la casa. Indicò la stanza dei bambino, con il letto del maschio grande addossato a una parete e la culla del piccolo addossata a un’altra, la piccola camera matrimoniale in cui il letto occupava quasi tutto lo spazio, la cucinetta con il piccolo tavolino e il salotto. In ogni caso, mi bastava allungare il collo verso la direzione indicata da Fatima ed esprimere la mia approvazione.

“Sì, ma” scrollò le spalle.

Entrambe fummo costrette a parlarci con le nostre lingue di origine, dal momento che il mio tedesco non era perfetto e il suo ancora meno. Mi fece capire a gesti che potevo sedermi, e mentre lo facevo cominciai a chiedermi come avrei potuto riempire le due ore che di solito giustificano la visita per il caffè dal momento che la conversazione sembrava molto difficoltosa. In quel momento, qualcosa catturò la mia attenzione.

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Di fronte a me c’era la foto di un uomo in uniforme con un AK-47 abbastanza grande e con i bordi rossi, neri e anche verdi e gialli. Non era una foto scattata durante l’azione. L’uomo era in posa, e questo secondo me rendeva la fotografia ancora più bizzarra. Provai a nascondere la mia sorpresa quando Fatima entrò con le tazzine di caffè.

“È mio fratello” spiegò “Sono Albanese.”

Così lei veniva dall’Albania. Suo fratello era morto durante la guerra. Non riuscii a capire molto di più dal momento che Fatima parlava poco tedesco.

Di fronte a me c’era la foto di un uomo in uniforme con un AK-47 abbastanza grande e con i bordi rossi, neri e anche verdi e gialli. Non era una foto scattata durante l’azione. L’uomo era in posa, e questo secondo me rendeva la fotografia ancora più bizzarra.

“Era buono” disse, scoppiando in lacrime “e così giovane.”

Provai a deviare il discorso, ma era chiaro che per lei non c’era nulla di sconveniente a parlare del fratello.

Ricordai immediatamente il giorno in cui avevo portato Petra alla Fiera Americana dei Libri. Mentre guidavamo lungo Colonel’s Row, era rimasta sorpresa nel vedere le bandiere degli Stati Uniti e della Germania sulle facciate di tutte le case. <<Cos’è?>> mi aveva chiesto, spiegando che in Germania non si usa ostentare così la bandiera. Ancora non c’erano stati i mondiali del 2004 a rendere le bandiere una sorta di accessorio per tifosi. Ero preoccupata all’idea che il nostro patriottismo statunitense l’avesse allarmata.

Io e Fatima avemmo il caffè più educativo, sotto lo sguardo del suo fratello e del suo carro armato. Portò tutto su un vassoio con delle belle coppette per le creme e tutti gli accessori. Al posto della consueta torta, mi offrì una fetta di pane ricoperta di formaggio di pecora e olio. Mi fece capire che avrei dovuto piegare la fetta di pane a metà. Era molto buono, e mentre mangiavamo ci parlammo dei piatti tipici delle rispettive nazioni di origine, e di quelli tipicamente tedeschi. Stavamo ancora parlando quando suo marito entrò.

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Io e Fatima avemmo il caffè più educativo, sotto lo sguardo del suo fratello e del suo carro armato. Portò tutto su un vassoio con delle belle coppette per le creme.

Si diresse verso la camera da letto per smettere gli abiti da lavoro, ed uscendo si sedette accanto a noi, cosa che di solito i mariti tedeschi non fanno quasi mai. Fatima mi disse che si chiamava Flori, e anche lui si unì alla conversazione, di modo che io potei accorgermi che il suo tedesco era migliore di quello di Fatima. All’occorrenza, riusciva pure a pronunciare qualche parola in inglese per facilitarmi.

Aveva insegnato Matematica all’Università di Tirana. Lui e i suoi familiari erano stati costretti a scappare dal Paese nel momento in cui era stato sospettato di istigazione, anche se io non avevo bene in chiaro di cosa fosse stato accusato o se lui fosse o meno un istigatore. In Germania si guadagnava da vivere lavorando come imbianchino part-time. Era evidente che per la famiglia fosse una benedizione avere un lavoro di qualsiasi tipo, nonostante fosse decisamente inferiore alle sue capacità. Molti immigrati non riuscivano a trovare lavoro, e dunque la disoccupazione la faceva da padrona.

Il loro appartamento, così come tutti quelli dei condomini della zona, erano stati pagati dal governo tedesco per ospitare gli immigrati. Provarono a spiegarmi la loro situazione: dovevano essere grati di qualcosa che il governo avrebbe potuto non dare loro, e inoltre volevano cominciare a lavorare in proprio. Al contempo, però, si trovavano su una lista d’attesa per una casetta popolare e questo li rendeva impazienti.

“Ma sai come sono fatti i tedeschi” disse Fatima.

Pensai alla volta in cui, notando un quartiere di case nuove, il marito di Petra mi aveva spiegato che erano per i russi.

A questo punto, Flori volse la conversazione su di me. “Tuo marito?” mi chiese “Era in Kosovo?”

Effettivamente sì, c’era stato anche se avrei voluto che loro non me l’avessero chiesto. Le donne e i bambini nei campi profughi ci commuovevano, ma quando mio marito tornò da una missione nella regione mi aveva detto:  “Sono quasi sicuro che ci siamo schierati dalla parte sbagliata.”

 Le donne e i bambini nei campi profughi ci commuovevano, ma quando mio marito tornò da una missione nella regione mi aveva detto: “Sono quasi sicuro che ci siamo schierati dalla parte sbagliata.”

“Siamo molto grati agli statunitensi per il loro aiuto” disse Flori, con entusiasmo “Veramente!”

“Oh, no” lo rassicurai  “Era la cosa giusta da fare.”

Avrei voluto fosse vero. A quel punto il discorso volse sull’11 settembre 2001. Lui e Fatima ci tenevano a farmi capire quanto fossero rimasti scioccati guardando il telegiornale quel giorno, e che provavano una profonda pietà per le vittime. Flori parlò delle motivazioni dei terroristi, dicendo:  “È vero che ci sono problemi e incomprensioni, ma non si possono risolvere così…” Con il mio massimo sollievo, il campanello della porta suonò e interruppe la conversazione.

Era la donna che ci aveva accompagnato all’appartamento e che si rivelò essere la cognata di Fatima. Per qualche motivo si chiamava Mary. Flori non riuscì a capire il motivo della mia sorpresa nel sentire il suo nome.

“Sì” annuì  “Maryam, Maria, Mary… è un bel nome, no?”

“Sì, ma è Mary.” dissi  “Non è un nome cristiano?”

“No, no. Anche da noi si utilizza il nome Maria. C’è nella tua Bibbia, ma anche nel nostro Corano. Sì, Mary.”

Cercai di capire come potesse essere, ma lui non sembrava interessato ad approfondire, tanto più che Mary aveva portato una videocassetta che a quanto pare volevano che vedessi. Flori le fece da interprete. “È il filmato del suo matrimonio, guarda!”

“Oh!” esclamai “È sposata da poco?”

“No” rispose Flori “Da quattro anni.”

Non riuscivo a capire come mai lui insistesse a farmi vedere la videocassetta, ma sembravano tutti così entusiasti che decisi di capire perché. Mentre la videocassetta si riavvolgeva, mi parlarono del loro Paese, e di come fosse bello prima dell’orrore della guerra. Ci tennero a spiegarmi che da loro l’Islam che si pratica è molto moderato. Fatima mi indicò delle persone che pregavano rivolte verso oriente, nel video: “Noi non facciamo così.”

“Bekim lo fa” Flori tradusse quanto aveva appena detto Mary. Immaginai che stesse parlando di suo marito.

“E quindi?” chiese Flori  “È quello che ti aspetti da una casa di islamici?”

Era evidente che lui volesse continuare a scherzare, così feci una battuta dicendogli che mi sarei aspettata dei burqa. Risero molto.

“No, no!” rise Flori “Guarda che se fai una passeggiata per le vie di Tirana, avrai l’impressione di essere in una discoteca!”

Quindi avviarono la cassetta. Il video cominciava con un corteo nuziale di auto, un corteo molto povero con auto di medie dimensioni e dalle carrozzerie impolverate. Tuttavia gli occupanti delle auto salutavano l’operatore nel momento in cui l’obiettivo si focalizzava su di loro. Quando il corteo partì, si udirono delle grida di gioia. Le auto passarono attraverso le vie cittadine, caratterizzate da abitazioni fatiscenti e pericolanti, e la gioia delle persone sembrava ravvivare a malapena la devastazione. La città portava ancora in sé le ferite della guerra, e io non riuscii a godere appieno della felicità sul volto degli invitati.

Non riuscivo a fissarmi in mente il nome della città in cui essi abitavano, nonostante lo avessero pronunciato numerose volte. Mi spiegarono che il corteo era diretto alla casa della sposa, dove avrebbe mostrato loro la sua dote. Sorrisi a Mary, che abbassò lo sguardo.

“Capisci” spiegò Flori  “Nessuno aveva niente. Nessuno.”

Era chiaro che mi stavano preparando alla scena relativa all’esibizione della dote. Gli invitati entrarono nella casa della famiglia della sposa, giungendo in una stanza in cui era seduta Mary, ancora senza il suo vestito nuziale. L’arredamento era stato rimosso e i tavoli erano stati spostati per dare maggiore risalto ai suoi averi, che consistevano in alcuni vestiti, qualche accessorio e poche paia di scarpe.

Era evidente che gli invitati ammutolirono, senza sapere come comportarsi. Mary scosse la testa nel momento in cui un invitato prese un pettine e lo osservò, con aria ottimista. Fatima provò a spiegarmi, a gesti, come in tempi più prosperi le doti delle spose erano molto più ricche e come di conseguenza gli invitati e la sposa si sarebbero comportati diversamente. Sembravano scusarsi con me per il matrimonio così misero, nonostante fosse occorso quattro anni prima.

Ad un certo punto, la sposa venne fatta salire su una macchina e fu accompagnata a casa di alcuni suoi parenti affinché l’agghindassero per la cerimonia. C’era un brivido di eccitazione femminile tipico di queste circostanze. Quando tornò era avvolta in un lungo e raffinato velo, così lungo che rendeva difficile intravedere il suo vestito. Il velo sembrava seguirla come uno spirito mentre lei sscendeva dall’auto prima di essere accompagnata alla cerimonia.

Il rito non venne filmato, al contrario del banchetto. Gli invitati erano raggruppati attorno ai tavoli, come a qualsiasi banchetto nuziale. La sola differenza era che non c’era l’alcol a offrire spettacoli poco decorosi. I cibi venivano presentati su grandi vassoi, e tutti sembravano piluccare qua e là piuttosto che consumare un unico grande pranzo. Avevano molte tradizioni locali che mi spiegarono. Molte di esse riguardavano le previsioni sulla prima notte di nozze.

Nel corso del banchetto Mary non aveva più il velo, e così le si scorgeva il bel vestito decorato con perle e gioielli. Aveva i suoi capelli acconciati in modo molto elaborato, per cui sembrava tutt’un’altra persona rispetto alla donna seduta di fianco a me. La telecamera indugiava sulla sposa, e così facevano tutti gli invitati. Era evidente che avessero fatto dei sacrifici per renderla così bella. Osservava con una certa dose di distacco i giochi e i festeggiamenti. Mi chiedevo cosa significasse, mentre la osservavo, seduta al mio fianco. Mi accorsi che le lacrime le rigavano il viso, mentre diceva qualcosa a Fatima affinché traducesse per me.

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Nel corso del banchetto Mary non aveva più il velo, e così le si scorgeva il bel vestito decorato con perle e gioielli. Aveva i suoi capelli acconciati in modo molto elaborato, per cui sembrava tutt’un’altra persona rispetto alla donna seduta di fianco a me.

“Ha detto… che ama suo marito. Tanto.”  disse Fatima, come se questo spiegasse tutto. Era toccante vedere come, nonostante tutta l’attenzione fosse focalizzata su di lei, Mary pensava solo a suo marito, e dopo quattro anni la sua devozione di moglie non era minimamente cambiata.

Il video proseguì con un gruppo di uomini che presero la sposa con loro e la condussero lungo il corridoio d’entrato, quando i bambini cominciarono a bussare alla porta dell’appartamento, desiderosi di giocare fuori. Fatima, Flori e Mary si dimostrarono indisponenti per l’interruzione, ma i bambini erano testardi. Guardai l’orologio e vidi che era quasi ora di andare. Questo colse di sorpresa i padroni di casa, che evidentemente si aspettavano che restassimo per cena. Non mi ero mai immaginata questa possibilità dal momento che nelle case tedesche non c’era questa usanza, per cui dovetti insistere. Avrei potuto cambiare programma, ma la verità era che era troppo: la politica, il carro armato, il matrimonio. Era stancante, e io volevo solo tornare a casa e non dover pensare così tanto. 

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Avrei potuto cambiare programma, ma la verità era che era troppo: la politica, il carro armato, il matrimonio. Era stancante, e io volevo solo tornare a casa e non dover pensare così tanto.

Uscii dopo aver preso con me un po’di cibo da portare a casa, dietro offerta di Fatima: un po’di zuppa versata in un contenitore coperto e avvolto in un tovagliolo di modo da non farmi scottare. Salutai Flori e Mary, mentre Fatima e i suoi figli mi stavano accompagnando al piano terra. Restammo nel cortile per un po’, mentre i bambini continuavano a giocare.

Era estate, e dunque le giornate erano lunghe. Potevamo vedere la facciata della chiesa di Santa Tecla stagliarsi oltre le mura dell’appartamento. L’ombra della croce più alta cadeva sul pavimento del cortile, dove i bambini giocavano a campana. Le loro ombre si mescolavano a quella della croce.

“Sei cristiana?” mi chiese Fatima.

Probabilmente lo ero, anche se non riuscivo a ricordarmi quale fosse l’ultima volta in cui mi fossi comportata da tale. Avevo ricevuto un’educazione cattolica, ma la mia religione ora non era molto di più che un susseguirsi di cerimonie e rituali. E ora, il cattolicesimo non aveva legami con la mia vita di adulta.

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“Sei cristiana?” mi chiese Fatima.

Probabilmente lo ero, anche se non riuscivo a ricordarmi quale fosse l’ultima volta in cui mi fossi comportata da tale. Avevo ricevuto un’educazione cattolica, ma la mia religione ora non era molto di più che un susseguirsi di cerimonie e rituali.

 “Credo sia lo stesso discorso per cui tu non preghi rivolta a oriente” spiegai.

Fatima annuì, meditabonda.

“Potrei fare di meglio” disse.

Non sapevo come risponderle, soprattutto perché quel discorso non mi toccava. Così guardai il cielo e mi limitai a dire: “Sta per piovere.”

L’approssimarsi di tutte quelle nuvole nere era una scusa per tagliare corto. Volevo tornare a casa prima che cominciasse a piovere.

Passando davanti a casa di Petra, la vidi ancora fuori nel giardino. Thomas guizzò verso casa, visto che i bambini non erano fuori. Petra vide la casseruola che avevo in mano e mi chiese: “Cos’è? La tua cena?”

Io annuii, mentre lei si protendeva oltre la staccionata per annusare. “Knoblauch[1]!” Non avevo mai conosciuto un tedesco che sopportasse l’odore dell’aglio come lei.

“Com’è andata?” mi chiese  “Hai trascorso un bel pomeriggio?”

Ach! Schoen, schoen…” annuii.

Sapevo a malapena come gestire i miei sentimenti così conflittuali riguardo quanto accaduto quel pomeriggio, per cui decisi di richiamare alla mente le cose più innocue, come il pane e le coppette. Apparentemente non mi importava cosa avessi detto trovandomi a confrontarmi con quei discorsi così spinosi. Stavo realizzando che il mio comportamento li aveva delusi.

Provai imbarazzo. Solo ora stavo appurando che il fatto che mi avessero fatto vedere la videocassetta del loro matrimonio era il loro modo di offrirmi il meglio che avevano, e mi sentivo a disagio perché non potevo offrire loro altrettanto. Volevo giustificarli agli occhi di Petra. Al tempo stesso rimarcavo la loro volontà di giustificare il sistema in cui avevano creduto, e dovetti ammettere che le mie opinioni non erano tanto diverse dalle loro. Mi balenò nella testa l’immagine del fratello di Fatima con il carro armato e decisi che quel ricordo sarebbe rimasto parte di me.

[1] Aglio.

“Il loro appartamento è piccolissimo” ribadii “Veramente, hanno poche cose.”

“Oh? Per caso hanno bisogno di qualcosa?” mi chiese “Qualcosa che possiamo dare loro?”

Petra non si sbagliava, solo non riuscivo a capire cosa potesse servire loro. In quel momento le campane della chiesa di Santa Tecla batterono le sei. Il suono mi evocò un ricordo difficile da allontanare dalla mente. Sentivo come se il suono annunciasse qualcosa, ma quell’impressione passò in un attimo.

“I Vespri” disse Petra. Lo dicevano tutti a quell’ora, dopo aver sentito le campane, senza interrogarsi troppo sul significato.

Dovetti rientrare a casa, perché le nuvole avevano coperto completamente il sole. Correndo verso casa, sentii la prima goccia di pioggia sul viso, mentre il vento ovattava il suono delle campane. Thomas aspettava che gli aprissi la porta prima che cominciasse l’acquazzone. Entrati a casa, mi accorsi con sollievo che tutti i miei sentimenti negativi stavano sparendo.

Molti anni più tardi, ripensando a quel pomeriggio, avrei realizzato che le campane, il matrimonio, l’ombra della croce si ricollegavano tutti allo sguardo benevolo di Maria.

Molti anni più tardi, ripensando a quel pomeriggio, avrei realizzato che le campane, il matrimonio, l’ombra della croce si ricollegavano tutti allo sguardo benevolo di Maria.

MOGLIE IN PROVA

MOGLIE IN PROVA Dopo quindici anni di matrimonio, si stavano separando. Ed era Natale. Mi trovo nella vasta camera di una delle casette McMansion e sto ammirando il bell’arredamento costoso. Il lussuosissimo bagno, interamente ricoperto in marmo. I tappeti, selezionati con attenzione affinché si abbinassero perfettamente con le tende, e non creassero un effetto troppo … Read more

Hanceville Says Goodbye to Mother Angelica

With all of the hullaballoo surrounding the passing of Mother Angelica, it’s easy to miss the people closest to her — her Alabama neighbors. Here’s some commentary by one of them, Regina writer Ginger Quick, on watching the body of Mother Angelica being brought to the Shrine she built in the heart of the Deep … Read more

DIO ODIAVA SUSAN

Gli inglesi di religione cattolica sono mosche bianche. La madre di Susan aveva molto insistito affinché quest’ultima sposasse il suo primo marito in chiesa, per “fare le cose come si deve”. Al contrario, Susan sapeva che comunque sarebbe stato inutile: era difficile restare con il suo ex marito, sempre violento e ubriaco. Lui prestava servizio presso l’Esercito della Regina a Coles End, quando lei si recò presso il tribunale per il divorzio.

Jim, tuttavia, non era come il suo ex marito. Era un uomo molto bello, alto e dalla carnagione scura. Lavorava come ingegnere civile presso la giunta locale e riceveva un lauto stipendio. A ventinove anni, Susan era ancora graziosa: piccola, agile e allegra. Il suo sguardo aveva qualche traccia di malizia, e il suo atteggiamento rivelava l’umorismo dei suoi antenati irlandesi. Si sposarono alla svelta, in un hotel, noleggiando il sacerdote (Jim aveva detto “Non c’è bisogno che una donna divorziata paghi la Chiesa”); in seguito si trasferirono in un sobborgo di Birmingham popolato da persone di ceto agiato.

Dal momento che Susan aveva utilizzato per tanti anni la pillola contraccettiva, non riuscì a restare subito incinta. Per cui cominciò una “terapia” ormonale della durata di un anno. Così ebbe alla svelta due piccoli: un maschietto e una femminuccia. In seguito, riprese ad assumere la pillola, considerando che avere altri figli l’avrebbe portata a compromettere il suo benessere finanziario. Inoltre, Jim non sembrava molto paziente nel prendersi cura dei due bambini.

Susan trascorse i successivi anni prendendosi amorevolmente cura della sua nuova famiglia. I figli crebbero, e quando giunsero alla prima adolescenza Susan si accorse che c’erano dei problemi. Innanzitutto aveva trovato del materiale pornografico nel suo computer, poi, successivamente, sulle bollette telefoniche era riuscita a trovare dei numeri di telefono per accedere a prestazioni sessuali a pagamento. Parlandone con Jim, quest’ultimo crollò e cominciò a piangere. “Sono schiavo del sesso” ammise.

Susan si accorse che c’erano dei problemi. Innanzitutto aveva trovato del materiale pornografico nel suo computer, poi, successivamente, sulle bollette telefoniche era riuscita a trovare dei numeri di telefono per accedere a prestazioni sessuali a pagamento.

La situazione non migliorò nemmeno quando, a quarant’anni, le fu diagnosticato il cancro al seno. Poco dopo la fine del suo ciclo di radioterapia, Jim venne arrestato per la prima volta. I poliziotti erano giunti a lui in seguito ad un blitz che aveva portato all’arresto di dozzine di uomini che, come lui, erano stati coinvolti in un giro di prostituzione e di diffusione di immagini pornografiche. Dal momento che Jim era incensurato, venne rilasciato e ricevette solo un duro ammonimento. Tuttavia la malattia e l’arresto del marito avevano fortemente provato Susan, che cominciò a dormire in un’altra stanza rispetto a quella del marito, e pregava costantemente affinché quell’orrendo incubo terminasse.

Non fu così. Nel decennio successivo, il business di immagini pornografiche via Internet ebbe il suo “boom”. La terza volta in cui Jim fu arrestato, la polizia giunse a entrare in casa loro. Venne portato via sotto gli occhi sgomenti di suo figlio, di diciannove anni, e di sua figlia, di diciassette anni. Il giudice non fu clemente: Jim aveva continuato a rifugiarsi nella pornografia, fino a diventare egli stesso un commerciante di materiale pornografico: era giunto persino a far prostituire ragazze più giovani di sua figlia. Ricevette così sette denunce per prostituzione e venne condannato ad almeno venti anni di galera.

Il giudice assegnò a Susan il controllo delle finanze familiari, utili alla sopravvivenza della famiglia. Tuttavia, lei non aveva particolari abilità lavorative e così si trovò a lavorare come addetta di magazzino presso la farmacia di Boots, ricevendo un salario di 4,92 sterline (l’equivalente di 6,26 €) all’ora. Inoltre fu costretta a vendere la casa.

Un giorno, suo figlio sbottò di rabbia sul campo da calcio, e venne duramente pestato in una rissa causata dai suoi insulti indirizzati a un giocatore della squadra avversaria. Mentre si trovava in rianimazione presso il locale ospedale come seguito alle botte ricevute, Susan si trovò a piangere a dirotto nella sala d’aspetto. Fu in questo momento che la suora entrò.

Un giorno, suo figlio sbottò di rabbia sul campo da calcio, e venne duramente pestato in una rissa causata dai suoi insulti indirizzati a un giocatore della squadra avversaria.

La gente di solito ha un atteggiamento particolare quando vede una suora con la sua veste. Di solito, le confessa i suoi problemi, specialmente se a incontrare la suora è un cattolico non praticante che ha seri problemi.

Susan raccontò la sua triste storia impetuosamente. Piangendo, chiese alla suora cosa avesse fatto per meritarsi tutta quella sofferenza. Perché Dio la odiava? Voleva semplicemente una famiglia. Cosa c’era di male? È vero, aveva preso qualche scorciatoia pur di averla. Non si era sposata in una chiesa. Aveva fatto uso della pillola contraccettiva. Ma cosa pretendeva la Chiesa? Che lei si riducesse a una fabbrica di bambini? Jim non sarebbe mai stato d’accordo, a partire dal corso prematrimoniale.

Probabilmente questo è vero annuì Suor Mary Clare, guardando Susan negli occhi gonfi di lacrime. Le offrì un fazzoletto. E poi cosa ti è successo?

Se i-io avessi seguito gli insegnamenti della Chiesa Cattolica, n-non lo avrei mai sposato si trovò a dire Susan, inconsapevolmente. Per un attimo, rifletté su questa realtà. La sua vita sarebbe stata completamente diversa se avesse seguito gli insegnamenti della Religione Cattolica.

Susan fu onesta con sé stessa. Ora le era chiaro: aveva sposato un uomo anticlericale, che avversava la Chiesa e tutte le sue regole, ed aveva basato la loro vita sulle sue bugie e sulla sua dipendenza dalla pornografia.

Le dipendenze ci portano a peccare ripetutamente disse la suora, empatica catturano i nostri affetti e li trascinano via, in una spirale infernale portando poi noi a soffrire.

Susan assentì, mentre fissava il suo fazzoletto ormai sgualcito e ridotto a una palla informe. Dopo il calvario della pornografia, si sentiva distrutta. Sapeva che anche suo figlio soffriva, umiliato per via dei peccati di Jim, e chiuso nella sua rabbia profonda.

Dopo il calvario della pornografia, si sentiva distrutta. Sapeva che anche suo figlio soffriva, umiliato per via dei peccati di Jim, e chiuso nella sua rabbia profonda.

Fu da questo giorno che Susan cominciò a guarire, intraprendendo piccoli passi verso la Grazia di Dio. La sua conversione cominciò quando tornò a confessarsi, dopo aver trascorso più di venti anni senza ricevere il Sacramento della Penitenza. Il prete fu misericordioso, mentre ascoltava con attenzione la donna che gli raccontava la sua vita, a tratti interrompendosi per via dei singhiozzi. Le insegnò la Preghiera. Offro il mio futuro a Te, o Maria, che sei la mia Vera Madre, affinché lo depositi ai Piedi di Tuo Figlio. Sia fatta la Sua volontà, non la mia.

Come penitenza, dovrai recitare questa preghiera almeno tra volte al giorno; inoltre voglio che tu mentre la reciti immagini di liberarti di questo grande fardello dalle tue spalle per depositarlo ai Piedi di Nostro Signore.>> le disse. Nella penombra del confessionale, le lacrime rigavano le gote di Susan mentre la mano del sacerdote si levava per concederle l’assoluzione. Finita la confessione, Susan si inginocchiò al suo banco per molto tempo, recitando la preghiera tantissime volte.

In seguito, sentì di essere pulita: per la prima volta dopo tanti anni finalmente era in pace con sé stessa. Aveva ormai la forza necessaria che le servì a completare l’annullamento del suo primo matrimonio. In seguito, ottenne il documento che attestava la sua “diversa fede religiosa” rispetto a quella del marito. Un anno dopo, Susan ebbe una profonda conversazione con i suoi figli.

La Chiesa ha uno sguardo molto serio verso quello che io, nella mia ignoranza, ho rifiutato.  disse loro Questo, perché per la Chiesa il Matrimonio è un Sacramento, non è solo un accordo tra un uomo e una donna che si può sciogliere a proprio piacimento. Se solo l’avessi saputo prima, avrei fatto annullare il mio primo matrimonio al momento della sua fine, e questo mi avrebbe aiutato a capire che sia io che il mio ex marito ci eravamo sposati senza essere capaci di vivere nel Matrimonio. Inoltre, questo non mi avrebbe spinto a sposare vostro padre.

La ragazza scosse la testa. “Questo significa che non sarei mai nata.”  sussurrò triste. Suo fratello guardava lontano, impietrito.

“Sì.” disse Susan, calma. Quindi sorrise e abbracciò i suoi due figli. “Però sapete: Dio è sempre generoso, e mi ha dato voi, che siete la luce nella mia vita, il dono più grande che abbia mai ricevuto!”

Susan non aveva ancora detto tutto. “Se un matrimonio si apre alla Vita, il sesso diventa diverso” proseguì con determinazione, nonostante si accorgesse che i suoi figli non erano a proprio agio. “La Chiesa rispetta molto il corpo umano, lo considera tempio della nostra anima. Il corpo non è un oggetto da usare e manipolare a proprio piacimento o per “fabbricare” bambini. Il nostro corpo è fatto per essere curato, nutrito e compreso dalla persona che amiamo, oltre che da noi stessi – perché siamo fatti a Immagine di Dio.”

La Chiesa rispetta molto il corpo umano, lo considera tempio della nostra anima. Il corpo non è un oggetto da usare e manipolare a proprio piacimento o per “fabbricare” bambini.

Nel corso di quell’anno, Susan scoprì la possibilità di pianificare la vita della propria famiglia in modo naturale. Questa possibilità implicava sia la consapevolezza del proprio corpo che la capacità di controllarsi: Susan si chiese come avesse fatto a non scoprirlo prima. Tuttavia lo ammise: Jim non avrebbe mai accettato tutte queste restrizioni ai suoi “diritti” sessuali, così come non aveva accettato limiti al business pornografico che l’aveva portato alla galera.

La casa di Susan è stata venduta, e la famiglia ora vive in affitto in un piccolo appartamento per pochi soldi. Susan inoltre ha trovato lavoro come receptionist, e così si sta rifacendo una vita insieme ai suoi figli, che ora vanno sempre a Messa con la loro madre.

Per quanto riguarda Suor Mary Clare, lei ora è molto contenta che la sua missione l’abbia portata ad entrare nella vita di Susan, quel giorno, in sala d’aspetto. “Noi religiosi siamo un segno dell’Amore di Dio in questo mondo,” dice sempre. “Il nostro abito parla chiaro.”

Per quanto riguarda Suor Mary Clare, lei ora è molto contenta che la sua missione l’abbia portata ad entrare nella vita di Susan, quel giorno, in sala d’aspetto.

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