Seven Mysterious Facts About Fatima

Miracles of the sun witnessed by tens of thousands. Little children in a remote hamlet claiming apparitions of Mary. Three mysterious ‘facts’ revealed — or not — over the course of the 20th century. A pope who claimed that Our Lady of Fatima had saved his life from an assassin’s bullet. What actually happened outside … Read more

FORZA, VIRGINIA! NON FARLI ASPETTARE (LE RAGAZZE CATTOLICHE COMINCIANO TARDI)

Di Kelly Thomas

Quando gli uomini mi sentono dire che ho intenzione di restare vergine fino al matrimonio, in genere possono avere due diverse reazioni:

(a) Scappano via, gridando (b) Si limitano ad annuire, rassicurandomi che loro rispettano la mia scelta, mentre con il linguaggio non verbale sembrano voler dire “accetto la sfida”.

In genere la prima reazione è quella più comune. In effetti, quando si è diffusa la voce che io non ho rapporti occasionali, molti ragazzi hanno cominciato ad evitarmi. Sono così diventata rapidamente “quella da non prendere in considerazione per gli appuntamenti”, cioè una specie di paria. Quando il fratello minore del mio fidanzato scoprì che ci vedevamo, diede voce ai pensieri di tutti gli uomini della città:   “Aspetta. Ti vedi con Kelly Thomas? Spero tu sappia che non te la darà mai.”

Le persone che hanno il secondo tipo di reazione sono molto curiose: la vedono come una sfida. Il loro punto di vista è riassumibile con la canzone di Billy Joel “Only the Good Die Young” (NdT: “Le persone buone muoiono giovani”). Secondo queste persone, io sono la personificazione della ragazza descritta nella canzone, e come tale sono inconsapevole di cosa mi stia perdendo. Scegliendo di aderire alla religione cattolica e ai suoi dettami, penserei di restare pura e casta ma in realtà sarei solo repressa dal punto di vista sessuale.

Loro pensano quindi di avere l’obbligo morale di aprirmi gli occhi e farmi capire come stanno le cose.

Potrete immaginare facilmente che i ragazzi che si comportano così in genere sono molto sicuri di sé. Non sono abituati a farsi dire di no da una ragazza, e sono sicuri che basti utilizzare la giusta combinazione di parole, unita a una certa dose di fascino e di sorrisi per farmi cambiare idea. Peccato che si sbaglino, e di grosso.

Cercano di risolvere il rompicapo della mia castità

A dire la verità, pure io sono fin troppo sicura di me stessa, per cui pure a me capita di convincermi di poter cambiare i ragazzi intorno a me. Ovviamente, il risultato è quello che prevedeva mia madre, quando mi diceva che ormai per i ragazzi rappresento l’ultima spiaggia, quella cui si rivolgono i ragazzi respinti dalle altre, nella speranza che io cambi idea.

In particolare, posso raccontare di quella volta in cui un ragazzo particolarmente sfacciato pensò di puntare sulla mia vanità, inviandomi messaggi in cui mi spiegava come sarebbe stato “onorato” di avermi al suo fianco e subito dopo mi diceva che se avessi cambiato idea “mi avrebbe sostenuto”. Queste ultime parole mi ferirono profondamente: erano molto lontane dalle avances dei libri di Jane Austen che io sognerei di ricevere. Per cui lo ignorai.

Talvolta i ragazzi sono pure onesti. Uno di loro mi disse:   “Sei consapevole del fatto che nessun ragazzo possa sostenere la tua scelta?”   Devo riconoscergli il fatto di aver giocato a carte scoperte, ma il suo merito è tutto qui.

Altri ragazzi hanno le idee alquanto confuse circa quello che può piacere a una ragazza. È il caso di quel ragazzo che, nel corso di un appuntamento, mi rassicurò dicendomi che “non farò mai niente che una ragazza non voglia che faccia.”  Evidente pensava che sarei rimasta positivamente colpita dalla sua riluttanza a manifestare comportamenti aggressivi per chiedermi un rapporto sessuale. Si sbagliava.

Nella classifica delle espressioni più creative, il primo posto va al ragazzo che mi disse, candidamente:   “Guarda che ti farebbe un gran bene fare del sesso” per poi aggiungere   “Ovviamente non intendo dire con me. Però considera che a te farebbe un gran bene.”   Accorgendosi che questa strategia non funzionava affatto, cambiò del tutto atteggiamento e mi informò freddamente che “avevo la mente chiusa” e che per lui era “un vero peccato” che mi “chiudessi in me stessa”.

“Voglio stare con te”

Quelli di cui ho parlato erano i cavalieri con la missione di liberarmi dalla mia prigione religiosa. Non credo ci sia bisogno di dire che nessuno dei loro giri di

parole funzionava con me, mentre in compenso la semplice frase “Voglio stare con te” risultava oltremodo accattivante. Penso fosse così perché queste parole trasmettono semplicemente il nostro desiderio intrinseco di essere riconosciuti come esseri unici, e quindi amati proprio per questo nostro essere unici. Mi capita molto spesso di vedere i miei amici che hanno il mio stesso desiderio.

Nel corso del mio primo anno all’Università di Georgetown una mia amica ebbe un colpo di fulmine con un ragazzo e, nel giro di poche settimane, ci andò a letto insieme. Meno di un mese dopo, lui le spiegò che stava tornando a stare con la sua ex. La mia amica era così devastata che era dolorosissimo vederla soffrire, soprattutto perché aveva investito tanto in una relazione con cui non valeva la pena perdere tempo. Tuttavia, lui le aveva detto che la trovava bellissima e speciale, e questo era ciò che lei voleva sentirsi dire.

Un anno dopo, la mia amica si trovò nella stessa situazione con un altro ragazzo. Dalla mia stanza sentivo i suoi singhiozzi: lui le aveva detto che la voleva, ma poi l’aveva lasciata da parte quando aveva improvvisamente cambiato idea. Come se non bastasse, lei non riusciva a spiegare quanto soffrisse perché per farlo avrebbe dovuto ammettere di aver avuto rapporti sessuali occasionali, e di come questi non fossero il paradiso descritto dalle femministe. E il ciclo continuò.

Rifiutando ragazzi carini

Perché rifiuto questi ragazzi? In primo luogo, lo faccio perché sono cattolica, e come tale credo che il sesso debba restare circoscritto al Sacramento del Matrimonio. Inoltre, li rifiuto anche perché sono più che consapevole che per loro rappresenterei una palla al piede. Ho visto i miei amici distrutti nel momento in cui le loro relazioni amorose finivano, e vedendoli soffrire così, ho pensato che non vorrei soffrire come loro.

Inoltre, so che quei ragazzi, al di là della discutibile idea che hanno del “divertimento”, sono spesso molto migliori di quanto pensino. Troppi uomini, in particolar modo quelli che frequentano l’università, sono convinti che il loro valore sia dato dal numero delle ragazze che riescono a portarsi a letto. 

I ragazzi che hanno provato ad avere rapporti sessuali con me in genere non erano ragazzi cattivi. Alcuni di essi avevano delle lacune nella loro integrità morale, ma in genere erano ragazzi che semplicemente non riuscivano a capire che valevano molto di più di quanto stavano offrendo a me. Certo, non piangevano come le ragazze che abbandonavano addormentate nel letto, ma non per questo la loro situazione era meno tragica. Erano ragazzi perduti.

Considero divertenti i loro tentativi di farmi cambiare idea, a cui in genere rispondo ridendo o alzando gli occhi al cielo. Ogni volta non posso fare a meno di constatare che loro non vogliono me senza il sesso. Evidentemente io da sola a loro non basto.

Grazie a Dio, la Fede mi ha sempre tenuto sulla retta via, di pari passo con duemila anni di tradizione che mi hanno permesso di capire non solo che io “sono abbastanza” ma che merito molto di più di quello che questi poveri ragazzi possono darmi.

Per questo motivo, mi trovo colpita nell’orgoglio quando tutta la mia vanità svanisce nel nulla. Provo un certo dispiacere per loro, e per la loro impossibilità di realizzare di essere stati creati per uno scopo ben più nobile rispetto alla promiscuità sessuale che loro si vantano di aver conquistato.

Alzo gli occhi al cielo, ma allo stesso tempo prego per loro e per le ragazze che non riescono a dire loro di no. Inoltre prego anche per quanti soffrono per le delusioni amorose causate dalle loro “libere scelte”.

Kelly Thomas si è laureata nel 2015 presso l’Università di Georgetown. Attualmente è Ricercatrice presso il King’s College London e si occupa in particolare di Storia Militare. Ha 23 anni.

IL DIAVOLO SI COMPIACE

A 28 anni potevo dire di aver ottenuto diversi successi. Avevo una laurea, e avevo sposato il mio migliore amico dei tempi del college. Vivevo con lui in un appartamento in affitto tra le case di mattoni che si trovano a Brooklyn. Lui era un mago del computer, lavorava in un’azienda di Wall Street e aveva un buono stipendio. Io ero la portavoce di una grande banca statunitense. Avevamo un cane.

Lui è ebreo, cresciuto a Long Island in una famiglia non praticante. Pure la mia famiglia è originaria di lì, ma i miei sono cattolici non praticanti. Nonostante l’educazione cattolica, mia madre sostiene che i preti non abbiano il potere di perdonare i peccati. Secondo lei, i peccati di una persona sono cose personali. Mio padre è un pensionato che gioca a golf cinque giorni alla settimana.

Dunque, la religione non era una delle cose più importanti della mia vita. Marcus era ateo. Io invece non vevo una posizione ben precisa. Ci sposammo tre anni fa, con un rito officiato dal giudice di pace in un ufficio nella zona nord di New York. Fu una bella festa. Ma tre anni dopo, pur avendo ottenuto diversi successi, alcune cose della mia vita non andavano bene.

La religione non era una delle cose più importanti della mia vita. Marcus è ateo. Io invece non ho una posizione ben precisa. Ci sposammo tre anni fa, con un rito officiato dal giudice di pace in un ufficio nella zona nord di New York. Fu una bella festa.

Ad essere sincera, mio marito mi metteva in imbarazzo. Continuava a fumare marijuana, un vizio che io non avevo più dai tempi del college. Mangiava cibo spazzatura, e questo era il motivo per cui era obeso. Fumava sigarette in continuazione, e negli ultimi tempi avevo trovato delle bruciature sul legno dell’armadio. Su alcuni punti c’era qualche centimetro di cenere, che io normalmente pulivo senza dire niente. Pulire l’appartamento era il mio compito, mentre lui si occupava di portare fuori il cane. Inoltre, Marcus si era fatto crescere la barba, e aveva cominciato a portare un cappello nero. A me sembrava Che Guevara. Questi erano i motivi per cui avrei voluto che crescesse.

Avevo provato a mostrargli con discrezione come avrebbe dovuto essere un uomo maturo della sua età. Qualche tempo prima un mio collega, rampante banchiere, ci aveva invitato a cena per presentarci sua moglie, che lavora come PR. Eravamo in un posticino carino al Village. Marcus arrivò un’ora dopo, con il suo cappello alla Che Guevara, e trascorse la serata provando a stuzzicare il banchiere, che lo osservava sconcertato.

Il giorno successivo, il banchiere mi chiese dove avessi incontrato mio marito.

“È un bravo ragazzo, non fraintendermi. È solo che lui a volte è così… a modo suo”  disse, apprensivo  “Ci chiedevamo soltanto dove l’avessi incontrato.”

“Al college”  risposi, apatica. Ma dentro di me ero furente.

La sera stessa ero furibonda. Volevo che Marcus si facesse curare.

“Non so cos’hai”  gridai  “Ma hai bisogno di ridimensionarti. Subito!”

Marcus mi osservava accigliato mentre continuava a fumare. Dopo aver passato un’ora cercando di difendersi dalle mie accuse, si gettò su una sedia e cominciò a guardare fuori dalla finestra con aria torva.

“Non è colpa tua”  mugugnò, evitando il mio sguardo  “Sono io. Dovresti scappare via da me. Salvarti finché sei in tempo.”

Non avevo idea di cosa intendesse dire. Lo scoprii due settimane dopo. Il suo terapista aveva insistito affinché andassi anche io al suo ufficio durante una sua visita a Marcus. Aspettavo seduta sulla poltrona, con i miei vestiti del lavoro. Ero in ansia mentre lui strappava un foglietto dal suo blocco.

“Marcus vuole che tu sappia che lui è dipendente dalle seguenti sostanze”  disse con calma, prima di cominciare a leggere una lista. La prima parola era “cocaina”. Poi udii anche “marijuana” e “tabacco”, più altre droghe che non avevo mai sentito nominare. La verità è che non ascoltavo più.

“Marcus vuole che tu sappia che lui è dipendente dalle seguenti sostanze”  disse con calma, prima di cominciare a leggere una lista. La prima parola era “cocaina”.

Nel mentre, Marcus mi guardava con aria colpevole. Pallido e nervoso, continuava ad aggrovigliarsi i capelli con le dita. Io guardavo alle mie scarpe da ginnastica blu navy, e allo smalto chiaro sulle mie unghie corte.

“È questo il motivo per cui l’altro giorno, al parco, quel ragazzo sbandato mi si è avvicinato mentre portavo fuori il cane?”  chiesi a Marcus, dopo un po’, mentre camminavamo curvi nel freddo della stazione della metropolitana.  “Mi ha chiesto se ti conoscevo. È uno dei tuoi amici?”

Marcus piegò il capo.

“Sì, ma adesso è tutto passato”   rispose, torvo  “Sto congelando.”

Come se non fosse abbastanza, pochi giorni dopo morì Steve, lo zio di Marcus. Non l’avevo mai incontrato, ma sapevo che da molti anni era ricoverato in un ospedale militare. Reduce dalla guerra del Vietnam, Steve soffriva di disturbo post traumatico da stress ed era eroinomane. Nel 1980 era stato riconosciuto potenzialmente pericoloso per sé stesso e per gli altri, dal momento che si ustionava volontariamente con le sigarette accese. E ora, era morto a sessant’anni.

Al funerale di Steve parteciparono solo i suoi genitori e i suoi due fratelli. Il rito fu officiato da un rabbino chiamato da loro, un giovane dall’aria apprensiva che disse alcune parole prima dell’inumazione.

“Tutto, purché non sia fatto il nome di Dio” disse cinicamente il padre di Marcus. Dopo la Shoah, la famiglia di Marcus non credeva più in un Dio che aveva permesso tutto quell’orrore.

Non appena la bara fu seppellita nel cimitero innevato, udii lo sconforto dei familiari. Non facevano nulla per nascondere il loro dolore. Piangevano sommessamente. Fissando la buca in cui la salma era stata calata, realizzai di non essermi mai sentita così affranta.

Non appena la bara fu seppellita nel cimitero innevato, udii lo sconforto dei familiari. Non facevano nulla per nascondere il loro dolore. Piangevano sommessamente. Fissando la buca in cui la salma era stata calata, realizzai di non essermi mai sentita così affranta.

Il rabbino chiuse il libro e ci fissò. La famiglia continuava a piangere. Essendo l’unica che non stava piangendo in quel momento, mi avvicinai al rabbino e gli strinsi la mano.

“Grazie, padre”  dissi senza pensare, un attimo prima di realizzare di aver fatto una gaffe  “Oh, mi scusi…”

Ridacchiò. Non sembrava per nulla offeso.

“Sono un padre”  sorrise  “Ho due figli piccoli, se questo può contare.”

“Certamente”  dissi, scuotendo la testa per la costernazione.

“Immagino tu sia cattolica, giusto?”  disse il rabbino, incamminandosi insieme a me fuori dal cimitero.

“Ehm, sì. Perlomeno, lo è la mia famiglia.”

“E tu?”

“Io… ehm, non so cosa sono” gli risposi con sincerità. Indicai la tomba.  “So solo che quella non è la fine di tutto.”

Il rabbino mi guardo, sorpreso.

“Oh, se tutti avessero la tua sicurezza su questo!”  disse con tranquillità.  “Quindi tu credi in Dio?”

Riflettei per un attimo.

“Noi amiamo”  risposi quasi subito, sorprendendomi per la mia sicurezza  “Gli esseri umani amano. Siamo nati con questa capacità innata.”

Annuì.

“Tu ami i tuoi figli, giusto?”  chiesi.

Annuì di nuovo, facendo attenzione.

“Il tuo amore da qualche parte viene.”

“O forse da Qualcuno.”  dedusse con aria tranquilla.

Marcus e la sua famiglia erano troppo addolorati per seguire la nostra conversazione. Usciti dal cimitero, prendemmo strade diverse. Io e Marcus tornammo in città, e lui mi scese davanti al nostro appartamento.

“Ho alcune cose da fare”  tagliò corto, mentre scendevo dalla macchina. Ignorando la mia espressione desolata, si allontanò. Non tornò fino alla sera tardi, e poi dormì sul divano. Al mio risveglio, se n’era già andato senza dire una parola.

Angosciata, mi fermai davanti alla chiesa di fianco al mio ufficio durante la pausa pranzo. Dalla porta usciva profumo d’incenso. Sull’altare, in fondo alla navata della chiesa gotica costruita nel XIX secolo, notai un sacerdote con i suoi paramenti. Era aiutato da due uomini, uno dei quali reggeva un turibolo da cui usciva il fumo. Sulle pancate, erano sedute circa trenta persone. Si innalzò una voce: era un inno gregoriano molto antico.

In fondo alla navata della chiesa gotica costruita nel XIX secolo, notai un sacerdote con i suoi paramenti. Era aiutato da due uomini, uno dei quali reggeva un turibolo da cui usciva il fumo. Sulle pancate, erano sedute circa trenta persone. Si innalzò una voce: era un inno gregoriano molto antico.

Guardandomi intorno, mi accorsi di una luce accesa sopra un confessionale. Dentro c’era un prete, nascosto dalla grata.

Dopo essermi inginocchiata dietro di essa, un fiume inimmaginabile di lacrime uscì dai miei occhi. Prima che potessi fermarlo, scoppiai in singhiozzi.

“M-mi s-scusi p-padre”  mi scusai, tra i singhiozzi. Non riuscivo più a parlare. Potevo solo piangere.

“Non preoccuparti, cara” disse una voce calma, dall’accento ispanico. Mi allungò dei fazzoletti di carta da sotto la grata, e io ringraziai.  “Figliola, quando senti di essere pronta raccontami. Ti aspetto.”

Ci misi diversi minuti prima di poter aggiungere qualcosa. Quando lo feci, mi sentii meglio. Parlai al sacerdote del funerale e del rabbino, della disperazione, di Marcus e delle sue dipendenze. Dei miei successi, della mia furia e della mia desolazione.

“Sei intrappolata nei peccati”  sentenziò il sacerdote  “Sai cosa intendo dire?”

“N-no.”

“Non preoccuparti, cara”  disse una voce calma, dall’accento ispanico. Mi allungò dei fazzoletti di carta da sotto la grata, e io ringraziai.  “Figliola, quando senti di essere pronta raccontami. Ti aspetto.”

“Il peccato dà assuefazione. Questo a causa del diavolo. Credi nella sua esistenza? Beh, io ci credo. Il diavolo vuole che noi diventiamo dei miserabili disperati. Agisce più facilmente. Se siamo dei miserabili, ci apriamo a qualsiasi tipo di peccato. Ed entriamo quindi in un circolo vizioso. Capisci cosa dico?”

“S-sì”  biascicai, sorpresa.

“Come in questo caso. Tuo marito viene da una famiglia arrabbiata con Dio. Negano la Sua esistenza. Anche tuo marito nega la Sua esistenza. Giusto? Mi segui?”

“Sì”  affermai.

“Questo è molto pericoloso, perché rende tutti loro dei miserabili. Guardano la tomba e chiedono “perché?”. E non ricevono risposte. Vedono solo la tomba, nient’altro. Quella per loro è la fine. Vedere una tomba diventa angosciante, no?”

“Sì” risposi terrorizzata, pensando alla tomba. Rabbrividii.

“Loro sono ancora più miserabili. Neanche il loro rabbino può aiutarli. Anche se sono convinto che per loro ci sia qualche speranza, semplicemente perché hanno incontrato questo rabbino. Ma questo non basterà per tuo marito. La sua sofferenza e la sua disperazione lo hanno fatto scivolare nel tunnel della droga, giusto?”

“S-sì”  annuii nell’oscurità.

“È in situazioni simili che il diavolo si compiace. E lo fa perché tuo marito e la sua famiglia stanno scegliendo di vivere nella disperazione. Come suo zio, anche tuo marito sta scegliendo la morte. E questo è molto, molto triste”  scandì, con un tono di voce grave.

Annuii. Era tutto terribilmente vero.

Il peccato dà assuefazione. Questo a causa del diavolo. Credi nella sua esistenza? Beh, io ci credo. Il diavolo vuole che noi diventiamo dei miserabili disperati. Agisce più facilmente.

“Pensi che tuo marito riuscirebbe a smettere se tu non ci fossi?”  mi chiese con discrezione.

Ci riflettei.

“No” sospirai  “Io non faccio nessuna differenza. In fondo io gli sono utile perché gli porto i soldi e tengo la casa pulita, anche se sembra che a lui non importi.”

Gli raccontai dei segni delle sigarette e della cenere trovata sull’armadio.

“Ehm, questo potrebbe causare un incendio, sai”  annunciò il sacerdote  “La tua stessa vita potrebbe essere in pericolo.”

“Vero”  dissi, disperata. Per qualche motivo, mi sentii sbigottita. Mi metteva a disagio l’idea che qualcun altro venisse a sapere di come si comportava Marcus.

Anche se io penso che ad essere in pericolo non sia solo la tua vita”  continuò il sacerdote, con un tono di voce piatto  “Anche tu sembri abbastanza miserabile. La tua anima è in pericolo. E questo compiace il diavolo.”

Scrollai le spalle, non capendo cosa volesse dire.

“Ma sai cosa penso? Penso che ieri il diavolo non sia stato tanto contento al funerale.”  aggiunse   “E questo è grazie a te. Eri sul bordo della fossa, e poi ti sei voltata e sei andata via. Questo è stato molto importante.”

Aspettai di sentire cosa avesse da dire dopo.

“E poi cosa è successo?”  mi chiese, diretto.

“D-dopo essermi allontanata dalla tomba? H-ho parlato con il rabbino”  riferii, confusa.

“Sì. Hai parlato con un uomo di Dio, il rabbino. E cosa gli hai detto?”

“Che non riuscivo a credere che tutto finisse nella tomba.”  sussurrai, convinta  “E nemmeno adesso ci credo.”

“E questa idea che hai e di cui sei convinta, è qualcosa che hai ricevuto. È una grazia di Dio.”  affermò il sacerdote.

“Sì?” chiesi, senza sapere cosa dire.

“Precisamente. E sono cose che noi non possiamo guadagnarci. È la Fede. Noi ce l’abbiamo come dono di Dio. Mi capisci, figliola?”

Non ne ero sicura.

“E questa idea che hai e di cui sei convinta, è qualcosa che hai ricevuto. È una grazia di Dio.”  affermò il sacerdote.

Intendi dire che sono diversa da Marcus e dalla sua famiglia.”

“Sì, intendo quello. Sei diversa.”

Riflettei. Aveva ragione. Anche se volevo bene a Marcus e la sua famiglia, non ero come loro. Non ero atea. Non guardavo alla tomba come alla fine di tutto. La vita era troppo bella, troppo piena di cose buone. E non avevo bisogno di sopprimere il pensiero della morte con la droga o qualsiasi altra porcheria.

“Ti sei allontanata dalla tomba e hai parlato della Vita a un uomo di Dio.”

“S-sì. Hai ragione, Padre. Propendo alla vita. Ho scelto la Vita, e non la Tomba”  sussurrai con fierezza.

“E cosa disse Gesù?”  replicò il confessore  “Disse “Io sono la Via, la Verità e la Vita.””

“S-sì”  dissi, con poca convinzione. Conoscevo questo versetto della Bibbia.

“E sempre secondo la Bibbia, cosa disse subito dopo? Disse agli Apostoli “Nessuno arriva al Padre se non attraverso di Me.””

“S-sì”  dissi, ancora poco convinta.

“Penso tu debba arrivare a un punto della tua vita in cui ti troverai a scegliere tra la Vita e la morte. Cosa sceglierai?”

Capii immediatamente. Ero sicura di questa risposta.

“Padre, io scelgo la Vita”  dissi con determinazione, riprendendo a piangere.

“Buon per te!”  disse il confessore, con aria paterna  “Hai scelto la strada giusta.”

Gli sorrisi tra le lacrime.

“Ma ora, figliola, lascia che te lo dica. Non hai finito. Il diavolo non si arrenderà così. La scelta che hai fatto, di preferire la Vita alla morte, va portata avanti, fino alla fine della tua vita.”

La confessione proseguì oltre, finché lui non mi concesse l’Assoluzione.

È difficile dire come mi sentivo all’uscita del confessionale, attraversando la chiesa. Ero purificata, in pace.

Avevo scelto. Il diavolo non si sarebbe più compiaciuto della mia vita.

Lo stavo combattendo.

In qualche modo, lo sapevo. Sapevo anche che quel confessionale sarebbe stato l’unico posto sulla faccia della Terra in cui sarei potuta andare per trovare la verità.

E sapevo che la Verità mi aveva liberato.

“Ma ora, figliola, lascia che te lo dica. Non hai finito. Il diavolo non si arrenderà così. La scelta che hai fatto, di preferire la Vita alla morte, va portata avanti, fino alla fine della tua vita.”

SATANISMO IN AMERICA

Vi siete mai chiesti come sia la vita di un ragazzo emarginato e immerso in una cultura fortemente secolarizzata e materialista? Ora David ha ventidue anni. È nato e cresciuto in un contesto apparentemente cristiano negli Stati del Sud.

Ma quando era adolescente entrò nell’oscuro mondo dell’occulto, tramite un sito in Rete. Quello che vide lo fece tornare sui propri passi fino a ricondurlo in Chiesa, soprattutto grazie all’aiuto di un buon sacerdote e di una parrocchia molto ben organizzata, che noi non possiamo nominare per garantire l’anonimato di David.

Cosa può fare di bene un sacerdote molto devoto e la sua parrocchia per contrastare certe subculture giovanili? Lo scoprirete leggendo questa storia.

REGINA: Parlaci della tua infanzia e del contesto domestico in cui sei cresciuto.

Sto ancora cercando una definizione che descriva mio padre. Mia madre è operaia, in fabbrica. Divorziò da mio padre quando avevo quindici anni. Mio padre era un violento. La mia vita era funestata dalla paura che avevo di lui e delle frequenti liti tra i miei genitori. Era una cosa orribile. Nella mia vita c’era pochissimo spazio per la religione. I miei non consideravano nemmeno l’idea di andare in chiesa. Io frequentavo la scuola biblica, di solito in estate, ma era tutto qui il mio rapporto con la religione.

 

REGINA: E com’era a scuola?

Ero vittima dei bulli. Le avevo tentate tutte pur di farmi piacere dai miei compagni di scuola, ma era tutto vano per cui rinunciai. Ero povero. Molte volte non ero perfettamente pulito e pettinato. Indossavo vestiti sformati ed ero un emarginato.

 

REGINA: Quali erano i tuoi passatempi preferiti?

Mentirei se dicessi che giocavo ai videogiochi: ovviamente non potevo permettermeli. E i miei compagni parlavano spesso dei loro successi alla consolle. In compenso io trascorrevo tantissimo tempo in Rete, al punto che talvolta andavo a lezione con gli occhi pesti per aver dormito solo una mezz’ora.

REGINA: I tuoi parenti erano al corrente di quel che facevi?

No.

REGINA: Pensi che a loro avrebbe importato se l’avessero saputo?

Forse, anche se devo dire che avevano altro per la testa. Mio padre conviveva con la sua nuova fidanzata. Mia madre, invece, cercava di rifarsi una vita dopo essere tornata a casa di mia nonna.

REGINA: Quando hai avuto il tuo primo contatto con il satanismo? Ne avevi già sentito parlare prima di entrare a farne parte?

Il satanismo viene veicolato dalla Wicca, in quanto è una parte molto considerevole di quella subcultura. Io non ero pienamente consapevole di cosa si trattasse. Principalmente noi vedevamo il nostro appartenere allo Wicca come un modo per ribellarci contro il Dio cristiano, che per noi era gretto e distaccato nei nostri confronti.

REGINA: Nel momento in cui hai conosciuto gli altri appartenenti alla Wicca, hai scoperto che pure loro erano vittime di bullismo?

Certamente. Tutti noi eravamo emarginati, vittime di bullismo e malvisti dai nostri insegnanti e genitori. Ci unimmo in uno stesso gruppo proprio perché sentivamo di avere gli stessi problemi e che quindi potevamo capirci. Molti di noi parlavano anche di molestie; grazie a Dio a me non è mai successo, ma ne sentivo parlare molto frequentemente.

REGINA: Dopo quanto tempo hai incontrato queste persone, al di fuori della Rete?

Finito il college. Sono sempre stato abbastanza imbranato a farmi nuovi amici.

 

REGINA: La droga aveva un ruolo importante in questo stile di vita?

Certo. Molte persone parlavano di fumare la marijuana, assumere le pillole stupefacenti e di bere. Non ho mai provato niente di tutto ciò, ma le persone attorno a me ne parlavano molto spesso.

REGINA: Hai detto che “erano esposti al sesso virtuale, alla pornografia ed erano particolarmente liberali sul discorso dei diritti degli omosessuali.

Entrando nel gruppo, le persone parlavano di questi argomenti nel giro di poco tempo.”. Sembrerebbe che il sesso fosse un elemento che spingesse gli adolescenti a entrare a far parte della subcultura Wicca.

Certo. Spesso queste persone nella vita reale sono molto timide, oppure sentono che a nessuno importi di loro per cui, una volta in chat, si sfogano.

REGINA: Ti è mai capitato di vedere casi di persone evidentemente costrette ad avere rapporti sessuali?

Certo, le chat a luci rosse erano diffusissime. I ragazzi ingannavano le ragazze, inizialmente facevano credere loro di essere sinceri per poi postare i video del rapporto sessuale appena consumato.

REGINA: Sei mai stato testimone di persone che concedevano prestazioni sessuali in cambio di soldi, magari con adulti?

Talvolta le ragazze lo facevano, di solito ricevevano in cambio le ricariche per il cellulare, dei regali oppure dei video pornografici. In genere era un comportamento comune tra le diciottenni. Talvolta, però, anche delle ragazze in piena adolescenza si lasciavano coinvolgere in relazioni con uomini ben più maturi.

REGINA: Secondo te la prostituzione organizzata talvolta assume le proprie schiave del sesso tramite quei siti?

Non mi sorprenderei se fosse così.

REGINA: Hai detto che su quei siti ci sono persone che ingannano le adolescenti facendo credere loro di “essere sinceri. In questo modo essi evitano che queste adolescenti abbiano esperienza di Cristo, in quanto per loro il Cristianesimo rappresenta il principale nemico.”. Chi sono queste persone? Adulti?

Sì. In certi ambienti si odia il Cristianesimo, in quanto si oppone alla loro visione del sesso, della morale e della vita. Il Cristianesimo ti dice che non puoi crearti le tue regole personali, perché hai un Re che le crea al tuo posto. Tutto ciò che è tradizionale viene visto come un qualcosa di inutile di cui disfarsi, e che se non viene rigettato finisce per rovinarti la vita. Spesso arrivano persone di una ventina d’anni a dirti “Lascia perdere Gesù. Vuole renderti depresso, vuole impedirti di essere te stesso.”

 

REGINA: Sembrerebbe che questo stile di vita porti le persone ad essere sicure di sé e che il relativo modo di vestire e di comportarsi sia un modo di distinguersi dalla massa. Che ruolo ha il risentimento in tutto questo?

Queste persone guardano a questo tipo di cultura come a un punto di riferimento. Sono molto desiderosi di vendetta nei confronti dei bulli che li hanno maltrattati, e di poter dire loro “Ora tu per me non conti niente, perché sono migliore di te.”.

REGINA: La religione wiccana è l’elemento che attrae maggiormente le persone all’interno di questo tipo di ambiente. Di solito, in seguito, i nuovi adepti vengono messi alla prova e viene chiesto loro di fare qualcosa di ripugnante. A te è capitato di vedere questo tipo di “iniziazione”?

Certamente: i giovani accettano di buon grado la richiesta di rigettare le regole morali che hanno avuto sin dalla nascita, pur di entrare a far parte del “club”.

REGINA: Perché il nemico è proprio il Cristianesimo, e non altre religioni come l’Ebraismo, l’Islamismo, e così via?

Francamente, è così perché il Cristianesimo, e in particolar modo il Cristianesimo Cattolico, difende la tradizione, la dignità umana e la verità. Al contrario questi culti neopagani propugnano la devianza, l’egocentrismo e la menzogna.

REGINA: Mentre eri inserito in quell’ambiente, hai visto idee tipiche di certi movimenti politici, come per esempio il movimento LGBT?

Certo. Queste persone erano fortemente favorevoli all’introduzione dei matrimoni tra omosessuali, alla legalizzazione della droga e dell’aborto.

REGINA: Hai detto “Ci sono siti pieni di persone sulla ventina che hanno cominciato a frequentare questi ambienti online quando erano tredicenni che avevano avuto una moderata educazione cristiana”. Da come hai detto, sembrerebbe come se questi giovani avessero iniziato a frequentare questi ambienti quando ancora erano i loro genitori a permettere loro di accedere a Internet, pagando la bolletta mensile. Questi genitori come potrebbero arrivare a scoprire cosa sta succedendo ai loro figli?

Talvolta il cambiamento è molto evidente. Se tuo figlio comincia a vestirsi con colori scuri, o con vestiti strani (come per esempio abiti dallo stile gotico) e con elementi che riconducono alla dimensione diabolica, questo può essere un ottimo indizio. Come può esserlo anche il cambiamento nel comportamento: ragazzi che improvvisamente diventano apatici nei confronti di una cosa che a loro è sempre piaciuta, nei confronti della famiglia; ragazzi che cominciano ad isolarsi, ad impegnarsi meno a scuola e ad avere scarso interesse nel futuro… queste cose rappresentano un allarme rosso.

REGINA: Come dovrebbero reagire i genitori?

Dovrebbero mostrarsi gentili e amorevoli, e incoraggiare il dialogo con i propri figli, anche e soprattutto considerando che se si dimostrassero eccessivamente severi, i figli sarebbero maggiormente motivati a ribellarsi.

REGINA: Cosa dovrebbero fare i genitori?

Dovrebbero dar loro delle regole. All’occorrenza, non dovrebbero esitare a sequestrare loro le apparecchiature che permettono ad essi di accedere a Internet. E soprattutto, non devono arrendersi mai e continuare ad amarli come la propria vita.

REGINA: Cosa ti ha spinto ad abbandonare questo stile di vita?

L’Eucaristia. E l’amore della mia Madre Celeste, insito nel mio cuore, e l’amore del mio Padre che è nei Cieli.

REGINA: Come hai fatto a trovare la Chiesa Cattolica? Cosa ti ha riportato alla Fede Cristiana?

Mio padre era un Cattolico poi diventato evangelico, e io non riuscivo proprio a credere agli insegnamenti della Chiesa Evangelica, secondo cui “dì solo una piccola preghiera e sarai salvato” oppure “credi e basta”. Non era d’accordo con la Bibbia. Il Signore dice “Mangia la mia Carne e bevi il mio Sangue”, e questo è un elemento esclusivo del Cattolicesimo. Da bambino, poi, guardavo spesso Madre Angelica in TV, così come guardavo anche “The Life on the Rock”, per cui sicuramente questi programmi avevano alterato la mia fede che non poteva più dirsi evangelica.

REGINA: Come reagirono i tuoi amici satanisti? E i tuoi genitori?

Nel momento in cui mi convertii, li persi tutti. Ormai ero molto curioso di scoprire la Fede Cattolica e volevo conoscere la Verità, per cui mi abbandonarono. Mia madre invece fu d’accordo. Riguardo a mio padre, io non so come la pensi, perché non ci parliamo mai. Certo, io gli voglio bene ma ovviamente non posso costringerlo a voler bene a me. Amarlo è tutto quello che posso fare.

REGINA: Quando ti sei convertito? Che tipo di norme religiose hai avuto?

Cominciai a riavvicinarmi mentalmente circa quindici giorni prima che Benedetto XVI abdicasse. La data che io considero “ufficiale”, però, è la Pasqua 2014. Sapevo che esisteva la possibilità di ricevere il Battesimo in età adulta. Mi preparai all’evento studiando i principi del Catechismo, leggendo libri cattolici e guardando video sul Cattolicesimo tramite YouTube. Il Battesimo servì a esorcizzarmi. Voglio dire: so di non essere ancora un santo, ma sono sulla buona strada. Spero e prego.

REGINA: Sei in fase di discernimento vocazionale. Quali sono gli Ordini Religiosi che a te interessano maggiormente?

Amo i Gesuiti, anche se qualcuno mi ha espresso dei dubbi circa il modo in cui questo Ordine viene gestito. Vorrei semplicemente essere un sacerdote diocesano ed incoraggiare la ridiffusione della Fede e della Morale tradizionali. Tuttavia, resto aperto a qualsiasi cosa mi chieda il Signore, anche se questo dovesse non piacermi. D’altronde, la Via che conduce al Paradiso è stretta e impervia.

Millennials and the Nameless Enemy

by Kelly Thomas

“I wasn’t expecting you to be so intelligent because I knew how religious you were.”

The speaker was a teammate on my high school’s debate team. A self-proclaimed atheist who prided himself on his intellectual superiority, he pulled me aside after I won a debate tournament. He phrased it offhandedly as a kind of pleasant surprise: Catholic girl shocks with ability to string two original thoughts together.

The Truth About God & Man at Georgetown

Fast-forward three years, in my Georgetown university apartment, a crackling debate on religion with two agnostic roommates and a fallen-away Catholic guy. I left the room briefly and heard him say quietly that he “respected people of faith” but was “sorry they weren’t confident and satisfied enough with their own merit” to not have to lean on these narratives. My roommates murmured their pitying assent.

In the view of so many ‘accomplished’ American students, the two-thousand-year old Catholic Church is little more than a comforting fable perpetuated by such intellectually compromised men as Augustine of Hippo, Thomas Aquinas, and Cardinal John Henry Newman. (If only someone had told the early martyrs. They might have avoided being shredded by Roman lions by choosing another fairy tale in which to seek solace from worldly woes.)

If these had just been acquaintances, their condescension likely would have infuriated me. But they were my friends; I knew them too well to feel anything besides heartbreak.

One was the same girl who would get blackout drunk every weekend, dissolving into tears as she stumbled back from whatever party I had been summoned to collect her from. And the guy? Shortly after this conversation, he withdrew from school for an eighteen-month leave of absence to treat his ongoing battle with depression.

Divorcing Faith & Reason

Of course, religious communities are not immune from alcoholism or depression, nor is every nonreligious person doomed to a life of self-medication. But these vignettes speak to a haunting development, which has plagued modernity since the Enlightenment. It is what a Georgetown chaplain referred to as the “intellectual over-development and spiritual under-development of the world.”

In the view of the modern world, faith and reason are no longer to be seen as working in tandem. Rather, one is the result of superstitious ignorance; the other, of intellectual rigor. Where once we were the ones to be judged for our failings, now it is God that we have put on trial. Doubting Thomas, once scorned, has become the ideal apostle for the modern world, praised unceasingly for his enlightened refusal to believe that which he could not see.

The result? A thick layer of existential angst slowly settling over the secular West. Self-help books fly off the shelf, written by “experts” who claim to have found “the way” to fulfillment and happiness. For some reason their PhDs are easier to swallow than the searing words of a carpenter from Judea.

Weekly Yoga and a Juice Cleanse

Such ‘progress’ has been closely accompanied by record-breaking antidepressant consumption. Men and women jump from fad to fad, giving themselves whiplash and bringing their hapless children along for the unsettling ride.

I went to university with these children, the inheritors of a world which has tried to do away with any notion of Truth. They have been raised to believe that they, on their own, and perhaps with a weekly yoga session and a juice cleanse, can find all the answers and achieve inner peace. So they roll into college, with puffed chests and lost eyes, looking about them and frantically latching onto anything that may give them any sense of solid footing.

Some do “figure it out” or at least enough to attain a surface level of happiness. But far too many, in their desperate attempts to avoid anything reeking of the surrender of religion, look for answers in kegs, or by having sex with strangers, or diving into toxic relationships — anything to feel less alone.

Is it any wonder then that my friends in that apartment living room sank further into a maelstrom of alcohol and depression, even as they congratulated themselves on their intelligence and independence?

They were doing precisely what they’d been told to do, which was to trust their own flawed selves to discover what would make them truly happy. The heart-wrenching results were no better than could be expected.

Millennials and the Nameless Enemy

The fact is, that all the old evils in the world have remained, but we have steadily and systematically been pushing away our knowledge of the Good — because we cannot see it, so therefore we cannot trust it.

As Chesterton phrased it: “[we] fell once, and in falling gained knowledge of good and of evil. Now we have fallen a second time, and only the knowledge of evil remains to us.”

Today, evil goes un-feared. We can feel its encroaching darkness, but for so many of my peers, there is no knowledge of the light to fend off the nameless enemy.

“We’ll Just Pray For a Miracle”

The Saving of Most Precious Blood Parish By Donna Sue Berry The Latin Mass is a grassroots, growing phenomenon – and you can’t get much more ‘grassroots’ than Tulsa, Oklahoma. Fittingly, it is there that we find the amazing growth story of Most Precious Blood parish, as parishioners Jeff Smith, Monica Phibbs and David and … Read more

A Dominican Miracle in Columbus, Ohio

A few quick facts about this amazing parish: It is over 150 years old It is surrounded by old warehouses and a secular community college It is located in the downtown core of a major metropolitan city It has no “neighborhood” – no houses, no families, no community It was established and built by poor … Read more

In the Shadow of America’s Most Unchurched State Capital

St Joseph’s in Salem, Oregon Article by Harry Stevens Photographs by Rick Keating It was 1853 – in the midst of a Famine which was killing fully one quarter of his countrymen — when the Irish immigrant Father James Croke saddled up his horse in Portland, Oregon.* Ahead of him lay a 47 mile-long trek … Read more

HO DETTO ADDIO ALLO STILE GOTICO

Quest’anno, ad Halloween, ho detto addio allo stile gotico.

I tatuaggi, il trucco marcato e il fatto di non prendere il sesso sul serio sono ormai per me cose vecchie.

Ero emo, ora non più. Pur avendo diversi piercing alle orecchie, non mi sono mai tatuata né ho mai sconfinato nel “lato oscuro”, al contrario di altri miei amici.

Sono rimasta affascinata dalla gioventù dei miei nonni. Su Facebook ho visto i video dei successi musicali dei loro tempi: le canzoni di Frank Sinatra ed Elvis Presley, oltre che quelle di Cab Calloway e dei Jumpin’Jive. E amo lo stile d’abbigliamento: i loro vestitini a vita alta dalle fantasie floreali dai colori tenui, le scarpe con il mezzo tacco e il velo sulla testa delle spose.

Avevo già visto donne con il velo al matrimonio della sorella maggiore della mia amica Whitney. Viene da una famiglia cattolica, e forse è per questo che Nicole ha insistito affinché il suo matrimonio venisse celebrato con una Messa in Latino nella vecchia chiesa, piena di statue e candele. Un giovane accolito reggeva un candelabro con molte candele bianche. L’incenso saliva lentamente formando una nebbiolina profumata. Mentre la sposa entrava camminando lungo la navata, udimmo il solista del coro cantare in latino. Molte ragazze portavano il velo.

Non so perché ma restai affascinata, tanto quanto mia madre si irritò. Probabilmente preferiva che restassi emo e che non mi appassionassi alla religione. Ovviamente non ero quel tipo di ragazza che odia i suoi genitori. Sono più precisa: ero insofferente nei loro confronti. Conoscevo ragazzi i cui padri erano fuggiti con delle ragazze giovani, e che cercavano di farsene una ragione. Altri ragazzi avevano dei padri alcolizzati e dunque letteralmente incapaci di mandare avanti la loro famiglia.

Questo non riguarda solo i padri dei miei coetanei. I genitori di Whitney erano divorziati perché, a detta di sua madre, il suo ex marito era noioso. Di conseguenza si risposò con un ragazzo irascibile e scapestrato. Secondo Whitney, sua madre avrebbe lasciato anche il suo secondo marito, non fosse per il fatto che era ormai in là con gli anni e sarebbe stato difficile trovare un nuovo partner.

Nicole lasciò casa circa una settimana dopo che l’Arrabbiato si trasferì a casa sua. Whitney restò fin quando non ce la fece più, dopodiché si trasferì dalla sua “stramba” nonna cattolica. Un tempo pure sua madre era cattolica, ma diventò protestante sposando l’Arrabbiato. Provarono a trascinare Whitney nella loro nuova chiesa frequentata da dottori ed avvocati di grido, nonché dai ragazzi più popolari della scuola, i quali emarginarono quasi subito la nuova arrivata. Per questo motivo, tutte le domeniche Whitney si trovò a starsene in un cantuccio, lo sguardo fisso sull’I-phone, mentre tutti parlavano tra loro.

Penso sia questo il motivo per cui mia madre non vuol sentir parlare della religione. Sostiene che i cristiani siano sempre pronti a giudicare gli altri e ad escludere le persone, e per questo è fiera di essere atea. Per quanto riguarda mio padre, è un insegnante appassionato di fumetti, estremamente razionale. Le poche volte in cui ho parlato di Dio con la mia famiglia, riesce sempre a essere dissacrante. Lui passa le domeniche dormendo tutto il giorno, mentre mia madre le dedica alla palestra. Sostiene che “dopo il lavoro settimanale merita una domenica dedicata a sé stessa”. D’altronde lavora molto, essendo infermiera: è lei che porta i soldi in famiglia.

Entrambi i miei genitori non ebbero nessuna reazione irata quando attraversai il periodo emo. Mia madre fece qualche battuta sarcastica in risposta della quale mio padre sorrise. Sapevano che erano stati alternativi anche loro da giovani, e per cui non si preoccuparono troppo.

Il punto è che i miei genitori non erano gente piacevole. Tutto quello a cui miravano era avere una vita ordinaria e razionale, ma anche molto noiosa. Quello che facevamo, dalla vita di tutti i giorni alle feste comandate, lo facevamo perché tutti lo facevano.

La vita era di conseguenza molto superficiale. Tutto era finalizzato a sé stesso, in una noia mortale.

So che le mie lamentele sono alquanto stupide e immotivate. La mia situazione familiare non è grave quanto quella di Whitney. Proprio questo mi spinse a parlare con sua nonna mentre, sedute nella sua cucina, la osservavamo cucinare le lasagne.

“Quest’anno per Halloween tornerai a vestire in stile gotico?” chiese la nonna, nota per non essere mai politicamente corretta.

Whitney staccò gli occhi dall’I-phone fingendo di essere scandalizzata.

“Nonna!”  protestò, mentre continuava a scorrere con il dito sullo schermo dello smartphone e mi osservava nervosamente.

Mi limitai a ridacchiare.

“Mah, no!” risposi cercando di farle vedere che non mi ero offesa in alcun modo.

“Su” disse la donna, sogghignando  “Lo so che hai ancora i tuoi vecchi trucchi neri da qualche parte nel tuo beautycase!”

Whitney alzò gli occhi al cielo. Sembrava in procinto di protestare, ma la fermai: mi stavo divertendo.

“È Halloween!”  esclamò la nonna di Whitney  “La notte dei mostri! Tutti impazziscono ad Halloween!”

“Che ne sai?”  le chiesi con aria innocente.

“Io?” sogghignò la signora, cominciando a sistemare le lasagne nel forno. Si asciugò le mani sul grembiule  “So tutto: sono su Facebook!”

Scoppiammo a ridere.

“Nonna”  chiese Whitney  “Perché mia madre non è più cattolica?”

Trattenni il respiro. Nella mia famiglia non facevamo mai discorsi simili, specialmente se c’erano ospiti.

Evidentemente per la nonna di Whitney non era così. Al contrario, prese la palla al balzo: replicò immediatamente a sua nipote.

“Per colpa del sesso”  dichiarò seccamente  “Tua madre voleva avere rapporti sessuali con tuo padre prima del matrimonio. Le ho detto che sarebbe andata all’inferno se l’avesse fatto.”

Ero senza parole, mentre Whitney insistette per avere più informazioni.

“Mio padre?”  fece, incredula  “Cioè il tizio che secondo mia madre è la persona più noiosa del mondo?”

“Esatto”  disse la donna, abbozzando un sorrisetto  “Lo stesso tizio.”

Io e Whitney restammo a guardarci negli occhi, ammutolite. Com’era possibile? Suo padre lavorava in banca. Era sempre presente agli eventi più importanti della vita di sua figlia, era sempre lui a provvedere a tutto. Non aveva protestato quando sua moglie l’aveva piantato dicendogli di andarsene dalla sua vita e dalla sua camera matrimoniale.

La nonna di Whitney si sedette e prese una bottiglia di Merlot, la aprì e ne versò un po’riempiendo tre bicchieri che appoggiò sul tavolo.

“Che ci crediate o no”  disse con un sorriso ironico  “Il peccato esiste, è un dato di fatto.”

Fu in quel momento che udimmo il rumore di una goccia. Guardai fuori dalla finestra, per capire cosa fosse successo, e cercando di formulare una domanda.

“La generazione dei vostri genitori è convinta di aver inventato il sesso”  spiegò, alzandosi dalla sedia  “Ovvio che non è così, ed è per questo che sono dei miserabili.”

La cosa cominciava ad interessarmi. Bevvi un sorso di vino dal sapore piacevole e vellutato. Whitney mi imitò, posando l’I-phone sul tavolo.

“Aprite le orecchie”  disse la donna  “Il sesso è una cosa seria. Se lo prendete alla leggera, prima o poi vi si ritorcerà contro.”

Questo era troppo. Io e Whitney scoppiammo a ridere nervosamente.

“Ovvio che voi sapete tutto”  disse la nonna agitando la sua mano grassoccia.

Per tutta risposta, io e Whitney continuammo a ridere, ma la nonna ci ignorò.

“Whitney, tua madre era come te quando aveva la tua età”  scandì, osservando la nipote con aria minacciosa.

Whitney non si impressionò.

“In che senso, nonna?”  scrollò le spalle, indifferente. Sua nonna non si offese e spiegò meglio.

“Tua madre voleva avere una vita divertente. Voleva che fosse tuo padre a preoccuparsi per lei e per le sue figlie, mentre lei avrebbe lavorato e avrebbe portato a casa i soldi per andare in gita a Disneyland e comprare i SUV.”

“E ha avuto tutto questo”  disse Whitney, tornando a fissare l’I-phone.

‘Sì, ma non era soddisfatta”  spiegò la nonna di Whitney, afferrando il bicchiere di vino  “Aveva quel che voleva, ma non era soddisfatta. Voleva di più, è questo il problema.”

“Quale sarebbe il problema?”  mi trovai a chiedere.

“Il problema è che non hanno preso il sesso sul serio. Non hanno preso Dio sul serio. Il problema”  disse la nonna  “è che se tu ragioni solo secondo la tua volontà, fondi la tua vita sulla sabbia, e il diavolo può spazzare via tutto in un soffio.”

Seguirono istanti di silenzio. La nonna si mise a fissare un punto indefinito fuori dalla finestra.

“Sapete che per decenni non sono andata in chiesa? E sapete qual era il motivo?”

Non dicemmo alcunché.

“Ve lo dico io il motivo.”  proseguì, tornando a fissarci  “Tuo nonno Joe, il mio Joe, non sopportava quello che hanno fatto alla nostra chiesa. Non si facevano più celebrazioni in latino. I preti non facevano altro che ripetere “va tutto bene” durante le omelie, e Joe diceva che se avesse voluto uno psicologo sarebbe andato da un professionista, non da un prete.”

Riflettei. Avevo frequentato poco gli ambienti ecclesiastici, e tutto quel che ricordavo erano i preti che si comportavano come psicologi o come intrattenitori, il cui unico scopo era compiacere il pubblico presente.

“E allora a che serve un prete?”  chiese Whitney, afferrando il bicchiere per berne un altro sorso.

“Un prete”  spiegò la donna con aria seria  “è in una parrocchia per rappresentare Cristo. Deve somministrare i Sacramenti che ci ha donato Cristo, di modo che possiamo vivere nella Grazia di Dio.”

Confusa dalle parole della donna, guardai lei e Whitney con aria interrogativa.

“Vedi”  proseguì  “la vita è dura, no? Siete ragazze ma avete vissuto abbastanza per saperlo.”

Io e Whitney facemmo di sì con la testa.

“Per questo abbiamo tutti bisogno di aiuto nella vita. La Grazia di Dio ci aiuta ad affrontare la vita. Così che facciamo la Sua Volontà. E possiamo accedere alla Grazia di Dio tramite i Sacramenti. Con la Grazia di Dio”  proseguì con una intensità sempre crescente  “vale la pena vivere la nostra vita. La nostra vita diventa bella e soddisfacente.”

Ero d’accordo. Improvvisamente, mi trovavo a capire il suo punto di vista, ma prima che dicessi qualcosa la donna cambiò discorso.

“Stasera è la notte di Halloween”  disse  “molti bambini e ragazzi più grandicelli si vestono da fantasmi e mostri, giusto?”

Annuimmo di nuovo.

“Solo che non si rendono conto di cosa sia Halloween in realtà. È il Capodanno di Satana. La vera Festa è quella che cade il giorno dopo, ossia la Festa di Tutti i Santi: il giorno in cui il Cristianesimo ricorda la Comunione dei Santi. E il giorno dopo ancora cade la Commemorazione dei Defunti. Forse neanche sapete cosa sia.”

“Cos’è?”  chiese Whitney, sogghignando nonostante io capissi che non fosse poi così sarcastica.

“Halloween ridicolizza la nostra visione del mondo spirituale, riducendo il rapporto con le anime dei defunti ad una carnevalata spesso con risvolti tragici. Molte persone cercano di mettersi in contatto con le anime dei propri parenti deceduti organizzando sedute spiritiche da quattro soldi. In realtà le Anime del Paradiso riescono a vedere noi che siamo sulla Terra senza bisogno di pagare nessun medium. Sono i santi, e spesso ci aiutano. Se abbiamo bisogno della Grazia di Dio, chiediamo aiuto anche a loro.”

Tutto quello che sapevo riguardo i santi riguardava San Patrizio e quella leggenda secondo cui avrebbe liberato l’Irlanda dai serpenti. Ne parlai alla donna, che sembrò compiaciuta.

“Ecco, quello è un esempio pratico della Grazia di Dio.”  spiegò  “Secondo te come fanno i santi a compiere i miracoli?”

“Ehm, con la Grazia?”  azzardò Whitney. Mi osservò, temendo di aver detto una sciocchezza.

“Bene, e quindi cosa c’entra questo con il sesso?”

Non potevo credere di averlo detto. Whitney sghignazzò, mentre la nonna mi osservò, seria.

“Ascoltami. Ho settantacinque anni. Hai mai visto niente di più brutto di una donna della mia età con un vestito di Halloween sexy?”  mi chiese bruscamente.

Ammisi che effettivamente non sarebbe stato un bello spettacolo.

“E perché è così? Te lo dico io. Chi si comporta così non prende il sesso sul serio. Il vero sesso viene da Dio.”

Riflettei, mentre lei proseguì.

“Se noi ci estraniamo da Dio, diventiamo morti dentro. E tutto ci sembra morto e inutile. Possiamo provare a renderci felici da soli, comprando cose inutili o peccando. Lì per lì ci sembra gratificante, ma prima o poi passa.”

Annuii, osservando Whitney. Immaginavo stesse pensando all’Arrabbiato e a sua madre. Io, al contrario, pensavo ai miei amici emo che erano passati al “lato oscuro”.

“Il peccato ha le sue vittime”  proseguì la nonna  “Innanzitutto i peccatori. Poi, le famiglie dei peccatori. Tutti coinvolti in un circolo vizioso. E il diavolo ne è compiaciuto. Tutti fuori dalla Grazia di Dio, tutti a fare quel che gli passa per la testa, pronti a cadere nei suoi tranelli.”

“È questo il motivo per cui hai avvertito mia madre che sarebbe andata all’Inferno se avesse fatto sesso con mio padre?”  chiese Whitney.

“Certo”  rispose tranquillamente sua nonna. Esitai a guardare Whitney.

“Beh, ha reso le nostre vite un inferno”  sbottò Whitney.

La nonna annuì senza dire niente.

“Vedi” provai a dire  “capisco cosa dici quando parli di gente morta dentro. A casa mia è così.”  spiegai, gesticolando, nella cucina adornata da un quadro rappresentante l’Ultima Cena. Non capivo come fosse possibile, ma lo sentivo vivo. E non ero in ansia.

“E volete sapere perché le ragazze portano il velo alla Messa in latino?”  chiese la nonna.

Io e Whitney scuotemmo la testa.

“È come se dicessero “Rispettami” ” la nonna indicò sé stessa, prima di cominciare a gesticolare. Continuando a fissarla, bevvi un altro sorso di vino.

Non perché sono una bella pollastrella”  proseguì  “Non perché guadagno tanto. Non perché guido un macchinone. Rispetta me, che sono una creatura di Dio. Rispetta me, specialmente nella Casa di Dio, davanti al Suo Tabernacolo.”

“Non sono come mia madre”  disse Whitney, scoppiando in lacrime.

La nonna smise di parlare ed osservò sua nipote.

“Sa sempre cosa vuole, ma odia la sua vita”  biascicò Whitney.

La nonna sospirò, allungandole un fazzoletto  “Peccato di orgoglio, piccolo”  spiegò  “Lo facciamo tutti, nella vita.”

“Anche tu l’hai fatto?”  chiese Whitney tirando su con il naso.

“Mi stai chiedendo se ho fatto sesso fuori dal matrimonio con tuo nonno?”

“Sì”  annuì Whitney.

Trattenni il respiro. Era evidente che avesse azzardato tanto. Ma sua nonna sorrise con aria beata.

“Sono stata fortunata. Ero pazza di Joe, e mia madre lo sapeva bene. Per questo fece in modo che ci fosse sempre qualcuno con noi due che ci impedisse di restare soli.”  sorrise  “Ricordo una volta in cui eravamo insieme ed arrivò il mio cuginetto di dodici anni. Ero imbestialita!”

Ridemmo tutti.

“Quella volta tutti capivano che il sesso era una cosa seria ” proseguì la nonna  “Le famiglie avevano riguardo per le figlie. E Joe era un uomo di tutto rispetto. Non avrebbe mai provato a fare il furbo. È vero che era difficile, ma riuscimmo a mantenerci casti.”

Piombammo nel silenzio.

“È per questo che tu e Nicole andate alla Messa in latino?”  chiese Whitney, calma, finendo di piangere.

La nonna annuì, solennemente.

“Io ci vado per i fatti miei” spiegò  “E ora che tua sorella è sposata, ci vado per il bene della famiglia.”

Whitney annuì. Aprì la bocca come per dire qualcosa, ma prima che potesse emettere alcun suono, mi intromisi.

“E se venissi in chiesa con te?”  Per la seconda volta in quel pomeriggio, non mi rendevo conto di quel che avevo appena detto.

Whitney era sorpresa, come anche sua nonna. Tuttavia non disse niente.

“Vuoi davvero andare in chiesa con mia nonna?”

Annuii, pur sentendomi come se fossi su un altro pianeta.

“E perché?”  Whitney era incredula.

Sospirai. Sentivo un bisogno dentro di me, un bisogno sempre sopito e che ora era esploso, e io non sapevo come soddisfarlo. Sapevo solo che non avrei potuto più vivere senza quello di cui parlava la nonna.

Avevo tutto quello che avevano i miei coetanei: le amicizie, i momenti di disperazione immotivata.

Ma ora volevo quello che aveva la nonna: la Grazia di Dio.

Annuii, fissando Whitney. Mi sentii alleggerita di un peso incombente. Mi sorrise e poi si voltò verso la nonna.

“Anche io voglio venire alla Messa con te”  annunciò, con gli occhi che le brillavano.

La nonna prese la palla al balzo.

“Bene!”  dichiarò  “Vi porto con me alla Messa dei Santi e alla Messa da Requiem per le Anime dei Defunti.”

“Messa da Requiem?”  chiese Whitney, curiosa come me  “Cioè una Messa per i morti?”

“Certo, perché è importante che voi capiate cosa sia la morte. Ci vestiremo tutte di nero e pregheremo per l’anima del nonno, piccolo”  rispose la nonna  “Ho dei veli in più che potrete indossare voi due. Erano di mia madre.”

“L-la stessa persona che”  provai a dire.

“Certo”  sorrise la nonna  “La stessa persona che disse al mio cuginetto di salvarmi dal peccato che rischiavo di commettere, tanti anni fa.”

CONSACRAZIONE

Di Patrick Michael Clark Photos courtesy of Library of Congress Stavano ormai smontando l’impalcatura attorno alla torre nel parco. Per tre anni, Davey e Connor avevano seguito con attenzione i lavori degli operai attorno alla facciata della cattedrale appena costruita, che di giorno in giorno si innalzava sempre di più stagliandosi sopra le case e … Read more

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